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Queer World: la legge Usa per schedare i ragazzi LGBT nelle scuole e i romeni in piazza contro i politici omofobi

USA – Comincia il censimento scolastico delle persone LGBTI? La legge 242 proposta dalla senatrice repubblicana Konni Burton, ex attivista del Tea Party, potrebbe vedere una nuova frontiera dell’omofobia ed un aumento di casi di bullismo nelle scuole del Texas. “Sto per proporre un disegno di legge che permetterà ad ogni genitore di essere in possesso di tutte le informazioni necessarie al fine di conoscere lo stato psico-fisico, emozionale, e non solo, dei loro figli. Inoltre, il mio ddl farà sì che il diritto di conoscenza dei genitori resti una priorità nella vita dei loro figli”.
Queste le promesse della senatrice dello stato conservatore, che tramite la legge 242 prevede di punire tutto il personale scolastico che non comunicherà ai genitori degli alunni se i loro figli sono LGBTI. Il disegno di legge della trumpista Burton verrà preso in esame nel mese di gennaio 2017.

ISRAELE – Rabbino capo dice che l’omosessualità dovrebbe essere punita con la morte. Il Rabbino capo Shlomo Amar si era già distinto in passato per diverse dichiarazioni pubbliche omobitransfobiche: ad esempio aveva definito i Pride “un insulto al nome di Dio”, che le persone LGBTI altro non erano che “peccatori lussuriosi” e si era intromesso nel dibattito politico, sostenendo che Benjamin Netanyahu “non è adatto a coprire la carica di Primo Ministro perché permette l’abominio del Pride”. Ora rincara la dose, dicendo che in realtà la Torah punisce l’omosessualità con la morte, in quanto peccato capitale. Immediata la reazione della comunità LGBTI, che ha spinto diversi parlamentari a denunciare le dichiarazioni di Amar, mentre l’attivista Shirley Kleinman lo ha denunciato per incitamento all’omicidio, chiedendone le dimissioni.

ROMANIA – In marcia contro la modifica della Costituzione. La Costituzione romena definisce il matrimonio un’unione tra “coniugi”, senza specificarne il genere. Questo è un grande problema per la Coalizione per la Famiglia, un nuovo gruppo formato da ortodossi, cattolici e neo-protestanti che quest’anno è riuscito a raccogliere 2 milioni e 700 mila firme per richiedere un referendum: scopo dell’iniziativa il cambio della definizione di matrimonio, specificando che l’unione matrimoniale può soltanto esistere tra un uomo ed una donna.

Nonostante un’iniziale distanza ed indifferenza nei confronti dell’argomento, il Presidente Klaus Iohannis è recentemente intervenuto, chiedendo “pace sociale” e rispetto, nonché equilibrio tra società, politica e religione. Il dibattito però si è acceso a tal punto da rendere impossibile l’indifferenza, e considerato l’enorme peso elettorale della Coalizione per la Famiglia, uno dopo l’altro i partiti più influenti (i Liberali ed i Socialdemocratici) si sono espressi in favore della “tradizione”, arrivando a proporre aprile 2017 come potenziale data per un referendum, dopo che la Corte Costituzionale ha ritenuto la proposta di referendum “argomento che necessita almeno di un dibattito parlamentare”. Ci sono però eccezioni: Remus Cernea, deputato verde indipendente, è da anni un punto di riferimento per la comunità LGBTI del paese, e pare stia cominciando a dialogare con altri piccoli partiti e singoli deputati, spingendoli almeno verso posizioni più moderate. Nel frattempo la comunità arcobaleno romena ha prontamente reagito, mobilitando diverse personalità del mondo intellettuale e dello spettacolo, raccogliendo supporto da più di ottanta ONG e scatenando una specie di “rivoluzione del coming out”.

Il 19 novembre le strade di Bucarest hanno visto centinaia di persone in marcia contro la proposta di questo referendum, che rappresenterebbe l’ennesima discriminazione delle persone LGBTI. Il nome della protesta, “Dio non fa politica”, tende non solo a richiedere uguali diritti per tutte e tutti, ma insiste nell’importanza dello Stato laico.

VENEZUELA – Rosmit Mantilla è stato scarcerato. Parlamentare di Voluntad Popolar (il partito di opposizione al regime di Nicolás Maduro) nonché attivista LGBTI, Rosmit Mantilla fu imprigionato nell’autunno del 2014 con l’accusa di aver tentato di finanziare proteste antigovernative durante quello stesso anno. Unica prova, un sedicente testimone che è rimasto anonimo. Il suo rilascio è frutto di pressioni internazionali e di lunghissime battaglie tra governo ed opposizione, che spera che il rilascio di Mantilla sia l’inizio di una lunga serie. Liberato durante il pomeriggio di giovedì scorso, Rosmit Mantilla ha lanciato poche ore dopo un messaggio su Periscope: “Un saluto a tutti i venezuelani. Sono stato liberato da pochi minuti e sto già lavorando. Per tutti voi, per il più bel Venezuela che abbiate mai visto. Il cambiamento arriverà, e arriverà per tutte e tutti”.

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