Il coming out di Michele Bravi che non è un coming out. O forse sì

“Non vorrei usare etichette, appartengono alle vecchie generazioni e discendono da un modo di ragionare che considero superato e anche un po’ discriminatorio. Preferisco parlare di relazioni fluide. I miei fan, quando gli ho detto che il nuovo disco avrebbe parlato di una storia d’amore, non mi hanno chiesto se si trattava di un uomo o di una donna, e il linguaggio amoroso oggi sul web usa frasi come “sei la mia persona”. Non ho bisogno di fare coming out perché nessun giovane si stupisce che mi sia innamorato di un ragazzo, e penso che nessuno dei miei coetanei si tirerebbe indietro se gli capitasse di provare un’emozione per una persona dello stesso sesso”.

Michele Bravi

È questa l’anticipazione dell’intervista a Michele Bravi che uscirà sul numero di Vanity Fair in edicola domani 18 gennaio. Vincitore di X-Factor, star di YouTube, il giovanissimo Michele Bravi porterà a Sanremo il suo inedito “Il diario degli errori”.

Per tutti è “il coming out di Michele Bravi”

Tutti hanno ripreso la notizia come “il coming out di Michele Bravi”, eppure lui lo dice chiaramente: “Non ho bisogno di fare coming out”.
Sui social sono fioccati i commenti di chi definisce il cantante 22enne “una velata” (appellativo dispregiativo con cui si definisce chi non vuole dichiarare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere). Ma anche qui, lo dice chiaramente. Bravi parla di “relazioni fluide”. E non c’è niente di sbagliato nel definirsi, appunto, fluidi. Ognuno dovrebbe essere libero di descriversi come meglio crede.

È un altro il passaggio che stona, in questo stralcio di dichiarazione. E non ci riferiamo al “sei la mia persona” che pare non sapere essere una citazione da Grey’s Anatomy e non avere niente a che fare con le relazioni di coppia.

Quello di Bravi sarebbe un mondo migliore

Bravi dice: “nessun giovane si stupisce che mi sia innamorato di un ragazzo, e penso che nessuno dei miei coetanei si tirerebbe indietro se gli capitasse di provare un’emozione per una persona dello stesso sesso”.
Ecco, è qui che si sbaglia, a nostro avviso. E purtroppo, dobbiamo aggiungere. Perché se nessun ragazzo si stupisse perché un coetaneo si innamora di una persona dello stesso sesso, se nessun 22enne si tirasse indietro se davanti a un’attrazione per un altro ragazzo, questo sarebbe un mondo molto migliore di quello che è.

Non esisterebbe il bullismo omofobico, per cominciare, che è quel fenomeno per cui i ragazzi e le ragazze vengono vessati e perseguitati (a volte con conseguenze estreme come il suicidio) perché non sono “abbastanza maschi” o sono “troppo poco femmine” secondo parametri che tutto sono tranne che fluidi. Se le cose stessero come le vede Bravi, non ci sarebbero aggressioni per strada, insulti verso le persone con una sessualità diversa da quella eterosessuale nella sua accezione più rigida, nessuno parlerebbe di “rapporti contro natura” e via discorrendo. E, sì, purtroppo questo avviene anche tra gli adolescenti e i giovani coetanei di Bravi.

Quindi, sì, è un coming out

Quindi, bene che Michele Bravi abbia deciso di raccontarsi. Bene anche che non voglia vedersi affibbiare etichette (ché, ricordiamocelo, forzare qualcuno dentro una definizione che non sente sua, fosse anche quella di “omosessuale” non è una violenza diversa da chi vorrebbe ricondurre tutti dentro il dualismo eteronormativo). Ma che gli piaccia o no ha fatto coming out.

Viviamo in una società in cui raccontare di avere “relazioni fluide” significa fare coming out proprio perché, purtroppo, ci sono suoi coetanei che si tirano indietro davanti all’attrazione per persone dello stesso sesso e altri che si stupiscono che si possa provare “un’emozione” che non sia indirizzata a persone del sesso opposto. Ed è a loro che il coming out di Michele Bravi fa bene.

Ps: un caro saluto ai soliti noti che si stracciano le vesti da settimane per la quantità di protagonisti gay, friendly e via discorrendo della prossima edizione di Sanremo. Dopo l’edizione a base di laccetti rainbow dello scorso anno, non deve essere facile per loro. Un promemoria: cambiate le pile al telecomando.

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