Domenica e lunedì prossimi si vota per il ballottaggio in diverse città italiane tra cui Torino dove il confronto è tra Stefano Lo Russo, candidato del centrosinistra, e Paolo Damilano che corre, invece, per il centro destra. Chiara Appendino, la sindaca uscente, non si è ripresentata e la candidata del M5S non è arrivata al ballottaggio.
Lo Russo e Damilano si sono confrontati domenica sera sui temi dei diritti delle persone LGBT+ in un incontro organizzato dal Coordinamento Torino Pride. A guidare il confronto, Alessandro Battaglia, coordinatore del Torino Pride.
Entrambi i candidati hanno assicurato che non faranno passi indietro sui diritti acquisiti e questo include anche l’iscrizione all’anagrafe dei bambini delle famiglie arcobaleno riconoscendo entrambi i genitori.
“Voglio confermare la politica corretta di Appendino – ha spiegato Lo Russo – supportata da eccellenti funzionari”. Secondo il candidato del centrosinistra, i sindaci hanno anche un ruolo simbolico nei confronti del parlamento che si deve “dare una sveglia” perché l’Italia si allinei con la maggior parte dei paesi europei e si doti di una legge che riconosce le famiglie arcobaleno.
La promessa, di entrambi, è di celebrare personalmente la prima unione civile che dovesse tenersi subito dopo la loro elezione. Una promessa che Battaglia ha strappato anche a Damilano nonostante un rappresentate del Popolo della Famiglia, alleato del candidato di centrodestra, gli abbia espressamente chiesto di rifiutarsi di farlo. “E’ una legge dello stato” ha risposto Damilano.
Insomma, sembrava filare tutto liscio, ma è alla fine che i toni si sono un po’ alzati.
L’ultima domanda di Battaglia è stata sull’ingresso delle associazioni antiabortiste nei consultori, voluto dalla Regione. Se Lo Russo si è detto contrario, Damilano non ha risposto. La Regione Piemonte ha una giunta di centrodestra, fortemente connotata dalla presenza di Fratelli d’Italia, cosa sottolineata da Lo Russo. Ed è prendendo da questa sottolineatura che Damilano ha trovato il modo per svicolare l’ultima, scomoda, domanda.
“Mi spiace dover riscontrare il fatto che questo doveva essere un incontro in cui parlare del futuro della città – ha detto – mentre è stato piuttosto tendenzioso, teso a mettere in difficoltà la mia alleanza nonostante io abbia detto che sarò contro ogni violenza e a favore dei diritti”. “Io sono stato criticato per non essere andato al Pride – ha aggiunto -. Allora se parliamo di diritti dovevate prendere la difesa dei miei diritti nel dire che io avevo il diritto di non andare al Pride e non per questo essere tacciato di essere una persona che non ha a cuore la difesa dei diritti”. Accuse respinte da Battaglia che, per altro, non aveva fatto alcuna domanda sulla partecipazione al Pride. La risposta sui consultori non è arrivata.
Qui il confronto per intero.
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