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Stranger Things 3 si tinge di arcobaleno e diventa anche femminista

A furor di popolo, la terza stagione di Stranger Things è considerata la migliore delle tre fino ad ora trasmesse. A onor del vero, la serie targata Netflix è un prodotto eccellente, sia come storia, sia per la qualità degli attori e delle attrici che vi recitano – ed è davvero dura fare una classifica dei/lle migliori, ma qui non possiamo non ricordare Winona Ryder per la sua magistrale interpretazione – sia per la fotografia. Tutti elementi che ne fanno un prodotto riuscitissimo, sotto diversi punti di vista. Fino a quest’anno, ancora, la serie – ambientata negli anni ’80 – non ci aveva regalato ancora nessun personaggio Lgbt. Fino all’ottava puntata. Da questo momento, infatti, abbiamo una co-protagonista che si dichiara lesbica. E attenzione: questo articolo contiene SPOILER.

I personaggi Lgbt di Stranger Things

Robin, Steve e Dustin

Come riporta il sito Lezpop.it, un potenziale personaggio gay potrebbe essere proprio uno dei protagonisti maschili: Will. In verità, la cosa si evince, ma emerge un grande “non detto”. A Will non piacciono le ragazze, come rivela Mike nel corso di una puntata. Che sia l’inizio di un filone gay che verrà sviluppato in una eventuale prossima stagione? Ai posteri l’ardua sentenza.

Ben delineato, in tal senso, la figura di Robin, interpretata da Maya Hawke. Figlia d’arte, i suoi genitori sono Una Thurman e Ethan Hawke, la giovane donna ci ha regalato un personaggio ironico e forte, di grande carattere e genialità, ma al tempo stesso dolce e comprensivo. È lei che, in virtù della sua raffinatissima intelligenza, risolve l’enigma della decriptazione di un codice russo (i russi della vecchia Unione Sovietica sono tra i nemici di questa stagione).

Il coming out di Robin

Bellissima la scena del coming out, mentre Steve sta quasi per dichiararle il suo interesse. Nel corso della stagione gli autori ci hanno fatto credere che ci fosse del tenero tra i due. Robin stessa sembra alludere allo scarso interesse del suo amico nei suoi confronti, quando erano a scuola insieme. Ma mentre il ragazzo sta per dichiararsi, lei si rivela: «Forse non vorrai vedermi più» gli dice, temendo le reazioni dell’amico. Reazioni positive, in verità. Forse, un po’ troppo, come fa notare giustamente Lezpop.it. Sta di fatto che Robin si classifica tra le new entry più riuscite di tutta la stagione.

L’autodeterminazione di Undi

Undi e Max

Ma le novità non stanno solo in questo aspetto. La storia prende una piega decisamente al femminile quando indaga la natura del rapporto tra Undi e Mike. I due ragazzi stanno troppo tempo insieme. Il papà adottivo di lei non sopporta questo rapporto così esclusivo e prova ad allontanarli un po’.

Undi quindi diventa amica di Max, una ragazza entrata nel corso della seconda stagione. Le due stringono un’amicizia molto profonda. Ed è quest’ultima che le fa capire che deve essere lei l’unica depositaria delle sue decisioni. Mike, infatti, ha paura che le possa accadere qualcosa – come sappiamo, la ragazza è dotata di poteri sovrannaturali ed è nel mirino di laboratori dove abbiamo i cattivi della situazione – ma ad un certo punto, complice anche Robin, emerge l’unica verità possibile: deve essere lei, Undi, ad assumersi la libertà di poter fare delle scelte. E la mancanza di fiducia nelle sue capacità di giudizio – da parte del fidanzato e del padre stesso – viene indagata profondamente attraverso lo scontro tra i generi. Una critica al maschilismo nemmeno troppo velata.

Il valore del conflitto in Stranger Things

Il cast di quest’anno si arricchisce, dunque, di personaggi di grande spessore recitativo che non stridono affatto all’interno della storia, anzi la arricchiscono rendendone più complessa e avvincente la trama. Un procedimento non del tutto scontato, visto che il rischio di dispersione in casi come questo è sempre dietro l’angolo. Non si può non ricordare, a tal proposito, il personaggio di Erica, di cui non ci si può non innamorare (anche se riuscirà ad essere detestabile, in più di un episodio). Ma non c’è solo questo, in una serie come Stranger Things. Il rapporto tra i protagonisti lascia emergere un’umanità profonda. È un tripudio di diversità (bianchi e neri, etero e persone lgbt, adulti e giovani, maschi e femmine, ecc) che cercano di costruire un loro equilibrio, un linguaggio comune, un riconoscimento reciproco nonostante il conflitto. Anzi, proprio attraverso esso. Ed è questo che conferisce maggior valore al tutto.

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