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Catania, sgomberato il Centro sociale Colapesce, sede delle riunioni del pride

«All’alba di questa mattina il Centro Popolare Colapesce è stato sgomberato». Comincia così l’accorata denuncia del Centro sociale occupato, situato nel quartiere popolare di San Cristoforo e a pochi passa dalla piazza del Duomo. «La nostra giornata è iniziata così, tra le camionette della polizia, la sicurezza privata dell’Unicredit, ma nessun proprietario o delegato presente». Lo stabile, di proprietà della banca, era stato occupato dagli attivisti e dalle attiviste che hanno offerto fino ad oggi un progetto di riqualificazione sociale del quartiere. Ma stamattina, intorno alle otto, l’amara sorpresa.

Le dichiarazioni dell’assessore leghista

Un manifestante, a sostegno del centro sociale

Secondo quanto riportato nella pagina ufficiale del Cso Colapesce, lo sgombero avrebbe motivazioni politiche: «Abbiamo letto con attenzione le dichiarazioni lasciate dall’assessore leghista Cantarella» in occasione della chiusura dei locali, «che ha di fatto rivendicato l’operazione esplicitando la volontà politica della Lega di iniziare un processo di sgomberi in tutta Italia». L’assessore avrebbe specificato «che prima dello sgombero è stato attuato un controllo reticolare nella città di Catania, per individuare eventuali spazi occupati, verificarne la funzionalità sociale, controllando lo stato di sicurezza e di igiene, per poi decidere se avviare uno sgombero o no». Il Colapesce sarebbe quindi risultato insicuro, sporco e senza finalità sociali.

La risposta di Colapesce

Rigettano le dichiarazioni i ragazzi e le ragazze del centro sociale: «Inutile dire» si legge ancora «quanto sia meschina, falsa e vergognosa questa valutazione». Il Colapesce, al contrario, «era un luogo abbastanza sicuro e pulito, raccoglieva settimanalmente decine e decine di volontarie e volontari che mettevano a disposizioni soldi, energie, competenze, passione, offrendo al quartiere e alla città decine di attività settimanali». Tra queste, il doposcuola popolare, i laboratori ricreativi e artistici per i bambini, e ancora «teatro, raccolta indumenti, banco alimentare, sportello per i lavoratori, sportello di osteopatia e psicologico, concerti, assemblee, feste popolari, cineforum, presentazioni di libri e tantissimo altro ancora».

La solidarietà di Arcigay Catania

Un momento della mobilitazione

Sempre in queste settimane, è stato anche il luogo in cui si svolgevano le riunioni per il prossimo Catania Pride. E proprio dal mondo Lgbt arrivano parole di vicinanza al centro sociale. A cominciare da Arcigay Catania, che «manifesta la propria solidarietà» ricordando  «che in questo spazio abbandonato da circa vent’anni le/i ragazze/i del Colapesce hanno creato una serie di servizi di grande utilità per cittadine/i e persone immigrate». E continua il comunicato: «Non dimentichiamo nemmeno la cordiale accoglienza data al Comitato Catania Pride della quale siamo grate/i».

L’attacco di Queers

«Lo sgombero dal Colapesce, fatto durante il periodo in cui lì dentro si stava organizzando il pride, non può che essere inteso come un gesto fascista, coerente con le linee politiche del governo centrale e locale» attacca duramente Riccardo Messina, presidente dell’associazione Queers Catania. «Come comunità Lgbtqi non possiamo che reagire unendoci nella lotta, resistendo a chi attua queste politiche e facendo sentire con ancora più forza la nostra presenza». Colapesce, intanto, non si dà per vinto e mobilita la società civile, attraverso un presidio permanente che si terrà fino al prossimo 8 giugno.

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