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Mentre sulle tv e sui mezzi di informazione di tutto il mondo rimbalza la notizia dello shutdown statunitense, qualcuno ha deciso di protestare a modo suo contro le politiche anti-immigrazione del presidente Trump. E’ la protesta queer “werk not walls” (werk non muri).

Lo shutdown e il muro col Messico

E’ proprio di queste ore la notizia che gli Usa sono ufficialmente in “shut down” ovvero un blocco delle attività federali che lascia senza stipendio 420 mila dipendenti e costringe al congedo forzato 380 mila altri dipendenti. Tutto nasce dal mancato accordo tra democratici e repubblicani sulla spesa per realizzare il famoso muro tra il Messico e gli Usa. Il mancato accordo ha provocato lo stop all’approvazione del bilancio e, quindi, lo shutdown.

#WERKNotWalls

Negli scorsi giorni il fondatore di Werk for Peace, Firas Nasr, ha lanciato la campagna #WERKNotWalls proprio contro le politiche anti-immigrazione del presidente Trump. Un’idea nata per attirare l’attenzione sulle conseguenze delle decisioni di Trump sui migranti queer. “La danza è un modo per esprimere dissenso”, ha spiegato Nasr.
Il movimento Werk for Peace, nato all’indomani della strage del Pulse di Orlando, ricorda il caso di Roxsana Hernández, una donna trans dell’Honduras picchiata a morte mentre era sotto la custodia dell’US Immigration and Customs Enforcement, a maggio scorso.

Il video davanti al muro di Berlino

Dopo aver messo in scena la sua danza queer fuori dall’abitazione del consigliere di Trump Stephen Miller, il gruppo ha lanciato la campagna con un video di Nasr che balla il twerk davanti a quello che resta del muro di Berlino.

In un comunicato stampa Nasr ha definito #WERKNotWalls come “un’ode alla storia delle persone migranti, queer, trans, di colore, oppresse, contro l’oppressione e la marginalizzazione”.

“Siamo qui e non andiamo da nessuna parte”

“In tempi in cui le nostre comunità sono attaccate, celebriamo la nostra esistenza – scrive Nasr -. E nel celebrarla, troviamo la capacità di guarire; troviamo la forza per continuare a lavorare e dichiariamo la nostra volontà di esserci e di andare avanti. Siamo qui e non andiamo da nessuna parte. E chiediamo rispetto per le nostre esistenze”.
“Il governo statunitense nega dignità e rispetto alle persone queer e trans che subiscono violenza nei loro paesi d’origine, in molti dei quali sono conseguenza dell’imperialismo statunitense. Siamo qui per mandare un altro messaggio ai nostri fratelli e ella nostre sorelle e ai nostri fratelli non binari e gender-non-conforming: vi vediamo, vi supportiamo e ci battiamo per assicurarci che possiate vivere in un mondo libero dalla violenza”.

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