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Per cinque anni ha subito vessazioni e perfino molestie sessuali da parte di colleghi, colleghe e superiori. Il suo orientamento sessuale era diventato motivo di scherno e di prese in giro quotidiane: dal cliente che agitava la mano per simulare atteggiamenti effeminati, fino al capo che gli avrebbe fatto delle avances sessuali. In mezzo lui, un impiegato 30enne di Perugia che a seguito di tutto questo ha dovuto fare i conti con ripetuti stati d’ansia e danni psichici. Ma c’è di più. Oltre alle prese in giro e al mobbing, l’uomo era costretto dall’azienda di consegne presso cui lavorava, ad usare il motorino invece dell’auto nei giorni di pioggia ed era stato trasferito in una sede isolata costringendolo “ad una condizione di emarginazione”.

Il coraggio di denunciare

Cinque anni di inferno. Fino a quando ha trovato il coraggio di denunciare tutto. Ora la pm Valentina Manuali ha comunicato la chiusura delle indagini e in sette dovranno rispondere, a vario titolo, di maltrattamenti e stalking. Non è chiaro se la pm terrà conto anche dell’aggravante dell’omofobia, che nei casi di molestie sul lavoro. Per arrivare alle sue conclusioni, la pm ha sentito le testimonianze di altri colleghi e colleghe che avevano assistito ai fatti denunciati dall’uomo.
Intanto, un’indagine interna all’azienda stessa, aveva portato al licenziamento dei dipendenti coinvolti nella vicenda giudiziaria. Tutti hanno impugnato il provvedimento dello stesso, mentre adesso si attende l’inizio del processo.

Per saperne di più

Le discriminazioni sul posto di lavoro possono essere contestate anche se perpetrate sulla base dell’orientamento sessuale e/o dell’identità di genere. Per approfondire il tema, consultate la guida di Gay Lex sul mobbing disponibile a questo link.

AGGIORNAMENTO

Omphalos parte civile

Appresa la notizia, l’associazione lgbti Omphalos ha dato mandato ai propri legali per valutare la possibilità di costituirsi parte civile contro gli autori dei maltrattamenti al lavoratore perugino. “L’omofobia è una vera e propria piaga sociale – spiega il presidente Stefano Bucaioni in una nota -, che oltre ad arrecare un gravissimo danno alle vittime, alimenta lo stigma e i pregiudizi verso le persone omosessuali. Non siamo più disposti a tollerare simili episodi e continueremo a fare tutto il possibile per dare aiuto e sostegno concreto alle vittime e per contrastare culturalmente e legalmente omofobia e transfobia”.

Omphalos ha chiesto anche alla Regione Umbria di prendere in considerazione l’ipotesi di costituirsi parte civile perché “in base all’articolo 11 della recente legge regionale contro l’omofobia – continua Bucaioni – e la transfobia approvata nell’aprile di quest’anno, può costituirsi parte civile nei casi di violenza commessa contro una persona a motivo dell’orientamento sessuale, che siano di particolare impatto e rilevanza sociale nella vita della comunità regionale”.

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