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“Sui temi dei diritti e dell’etica ho sempre detto e difeso gli stessi valori e gli stessi principi. E non me la sento, oggi, di non essere coerente con me stessa e con le mie battaglie per opportunità politica. Lo so che, sulla unioni civili, non si poteva forse fare diversamente e considero che sia importante per l’Italia avere finalmente una norma che garantisca e protegga le persone omosessuali. Aver però eliminato ogni riferimento a ‘famiglia’ e ‘familiare’ – parlando delle unioni civili come una semplice ‘specifica formazione sociale’ – e aver stralciato la ‘stepchild adoption’ rappresentano un vulnus per me difficile non solo da accettare, ma anche da giustificare pubblicamente”.

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Michela Marzano in Aula. Foto di Andrea Giuliano

Con queste parole, scritte in una lettera inviata al capogruppo, Ettore Rosato, Michela Marzano si è appena dimessa dal gruppo del PD alla Camera dei Deputati, proprio all’indomani dell’approvazione della legge sulle unioni civili.
Un gesto annunciato da tempo, quello della filosofa e docente, che già dopo l’esito del dibattito in Senato aveva spiegato come il testo votato da Palazzo Madama fosse in contaddizione con le sue battaglie e i suoi principi. Da subito, Marzano, che non ha mai preso la tessera del PD, aveva comunque garantito il voto al testo e alla fiducia, ma spiegato che subito dopo si sarebbe dimessa dal gruppo parlamentare.

Le posizioni di Michela Marzano sulla legge approvata ieri sono note. Durante il suo intervento a Montecitorio lunedì scorso, la deputata aveva pubblicamente chiesto “scusa ai miei fratelli gay e alle mie sorelle lesbiche per non essere stata in grado di difendere la loro dignità e la loro uguaglianza” (qui potete vedere il video completo dell’intervento). Ieri, poi, dopo il voto di fiducia, ha presentato un ordine del giorno in cui impegna il governo a modificare la legge sulle adozioni per permettere alle coppie gay e lesbiche di adottare bambini nati fuori dalla coppia, come è possibile per le coppie eterosessuali.

Poco prima del voto definitivo sulle unioni civili, poi, era intervenuta nuovamente. “Si colma una lacuna, ma come la si colma? Si riconoce l’effettiva uguaglianza di tutte e tutti indipendentemetne dall’orientamento sessuale – aveva dichiarato in aula -? Io non sono certa che la si colmi in maniera giusta, efficace e degna. Questa legge nasce già vecchia, che sarebbe stata buona una decina di anni fa”. “Voterò sì, ma chiedo niente trionfalismi”, aveva concluso. Ecco il video completo dell’intervento di ieri.

Comments
  • Anna Maria Tognetti
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    Non posso condividere il principio che se ciò che si ottiene non è il massimo non conta niente e per questo ci si divide da chi ha fatto il possibile per ottenerlo. La politica, ma anche il mondo reale, è fatta di mediazioni, di accordi e di passi, che l’uno dopo l’altro, portano a buoni risultati.E senza i primi passi non si compiono quelli successivi.Chi pensava di avere tutto in una volta, su un argomento simile e dopo decenni di niente, è davvero troppo troppo bravo, non può stare in un partito, deve fare altro…per esempio entrare nel gruppo molto folto del “no a tutto”!

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