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Un anno di unioni civili, i numeri e l’attuazione della legge, Cirinnà: “Una creatura che deve ancora crescere”

Sono 2794 le unioni civili celebrate da agosto al 31 marzo 2017, cioè gli otto mesi da quando il decreto ponte prima e i decreti attuativi poi hanno reso applicabile la legge 76/2016 che oggi festeggia il primo anno dalla fine del suo iter parlamentare.

Chiarezza sui numeri

I dati ufficiali sono stati presentati oggi durante una conferenza stampa al Senato. Dati, hanno specificato i senatori Monica Cirinnà e Sergio Lo Giudice, perfettamente in linea con quanto accaduto nei paesi europei subito dopo l’approvazione di leggi simili. “Anzi – chiarisce Lo Giudice – queste sono cifre che riguardano solo pochi mesi e che sono del tutto in linea con quelli del primo anno degli altri paesi”. Una polemica sterile, dunque, quella che negli scorsi giorni è partita da un articolo di Repubblica che parlava di “flop”.

Ma c’è di più: la proporzione tra le unioni civili celebrate e la popolazione LGBT stimata è la stessa di quella che si registra tra i matrimoni e le persone eterosessuali. “Ma se anche fosse stata una sola, la coppia ad unirsi – chiarisce Lo Giudice -, l’affermazione di un diritto è sempre un successo”. Infine, le 2794 celebrazioni superano di più di 200 unità le stime fatte nel 2015 da uno studio elaborato da Lavoce.info secondo cui nel primo anno ci si poteva aspettare che 2530 coppie gay e lesbiche si unissero.

Il livello di attuazione della legge

Buono anche il livello di attuazione della legge stessa. “A parte un paio di sindaci leghisti che si ostinano a voler fare delle differenze tra le unioni civili e i matrimoni – ha spiegato Lo Giudice – nel resto dei comuni le celebrazioni avvengono con le stesse identiche modalità. Anche altri enti, come l’Inps, hanno equiparato le coppie gay unite civilmente a quelle etero sposate”.

Stabilita l’uguaglianza

“Questa piccola creatura che ancora deve crescere – ha dichiarato Monica Cirinnà – ha fatto sì che gay e lesbiche finalmente esistessero per il nostro ordinamento giuridico. Certo, non tutto è andato come avremmo voluto, ma abbiamo stabilito l’uguaglianza”.

Secondo il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, “i numeri hanno poca importanza, perché  anche i gruppi più piccoli della popolazione devono potere usufruire dei diritti di tutti”. “Un percorso – ha precisato Zanda – che continuerà con altre battaglie di uguale portata storica come lo ius soli e il testamento biologico”.

Colmare il vuoto sulla genitorialità

“La cosa divertente è che chi prima spiegava che le unioni civili avrebbero sovvertito l’ordine della società – ha aggiunto il ministro della Giustizia Orlando -, oggi denuncia un numero a loro dire troppo basso di celebrazioni. Se con questo vogliono dire che era un provvedimento inutile, allora non si capisce dove fosse il pericolo”.

“Avremmo potuto fare di più – ha continuato Orlando -: è rimasta fuori la questione dell genitorialità che resta un tema aperto che non può cadere nel vuoto e deve essere oggetto di iniziativa legislativa”.

E sulla genitorialità, Lo Giudice ha aggiunto che “le recenti sentenze della Cassazione e quella della Corte d’Appello di Milano hanno sancito che l’articolo 20 della legge sulle unioni civili è un incoraggiamento ai giudici ad andare avanti con il riconoscimento della genitorialità”.

I populismi contro i diritti civili

Alessandro Zan, deputato del Pd, ha ricordato che c’è anche la questione trans che aspetta di essere oggetto di attenzione da parte del legislatore. E sulla questione dei numeri ha ricordato che “in Germania, che ha 20 milioni di abitanti in più di noi, nel primo anno si celebrarono 4000 unioni civili”. Secondo Zan la battaglia dei diritti civili si vince battendo i populismi “che con l’idea di nazione chiusa dentro muri impenetrabile, vogliono una società uniformata che non prevede, anzi rigetta, le diversità”.

I numeri, regione per regione

Infine, vediamo nel dettaglio, quante unioni civili sono state celebrate, divise per regione:

Valle d’Aosta: 291 (174 solo a Torino)

Lombardia: 665 (305 solo a Milano)

Trentino Alto Adige: 47

Friuli Venezia Giulia: 49

Veneto: 210

Liguria: 145

Emilia Romagna: 307

Toscana: 293

Marche: 54

Abruzzo: 27

Umbria: 36

Lazio: 376 (331 solo a Roma)

Molise: 1 (a Campobasso)

Campania: 101 (69 a Napoli)

Basilicata: 2

Puglia: 59

Calabria: 8

Sicilia: 75

Sardegna: 42

 

 

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