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Rimuovere la disforia di genere dal DSM (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali): questa la direzione intrapresa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Dopo anni di battaglie cadute nel vuoto, si torna a parlare dell’eliminazione di transgenderismo e transessualismo dall’elenco dei disturbi mentali. Secondo il New York Times: “La modifica, finora approvata da ciascun comitato che la ha analizzata, è in fase di revisione per la prossima edizione del manuale diagnostico, che appunto classifica le malattie e detta linee guida sul trattamento dei pazienti in tutto il mondo”.

Nessuna sorpresa per Porpora Marcasciano, presidente del Movimento di Identità Transessuale: “Il dibattito è aperto da anni: è il momento che questo succeda” ha commentato a Gaypost.it.

Una decisione che, secondo Marcasciano, porterà con sé anche risvolti culturali: “Una cosa è parlare di disforia di genere facendo riferimento ad una voce del manuale diagnostico, e una cosa è parlare di un’esperienza umana significativa, come noi l’abbiamo definita: a livello simbolico, politico e scientifico la differenza c’è”.

Le persone transgender necessitano di cure, anche molto costose. Esiste la possibilità che, eliminando transessualismo e transgenderismo dal DSM, venga meno il sostegno economico dello Stato per terapie ormonali ed interventi chirurgici? “Se una persona non ha il suo benessere fisico, perché il sistema sanitario nazionale si dovrebbe tirare indietro? –ha risposto la presidentessa del MIT– Chiaramente tutto questo va argomentato, supportato, spiegato. Non lo faranno di sicuro solo le associazioni ma anche gli specialisti del campo medico che supporteranno questa questione”.

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