In Cool

Quanto è importante l’abito che si indossa e sentirsi a proprio agio quando lo si indossa? Moltissimo. E non è una questione di essere trendy o seguire le mode. È una questione di identità. Lo sanno Rae Tutera e Daniel Friedmann, proprietari della boutique Bindle & Keep, un prestigioso marchio di abiti su misura nato per rispondere alle esigenze della clientela transgender e che ha sede a Brooklyn. Abiti che vadano “oltre il genere”, che rispecchino il sentire di chi li indossa e che facciano stare a proprio agio. suited_vestiti_trans_sky1La storia di Bindle e Keep è raccontata in “Suite” un documentario che andrà in onda domani alle 23.30 su Sky Atlantic nell’ambito della rassegna “Il racconto del reale”.

Vestiti che nascono dalle storie personali

I proprietari della boutique partono dalle storie personali delle persone che si rivolgono a loro e da quelle disegnano l’abito adatto. Per il proprio matrimonio o per qualsiasi altra occasione, i clienti di Bindle e Keep sanno che lì avranno quello che cercano. “Non mi piacciono i pronomi maschili, ma non mi sento a mio agio neanche con quelli femminili. Mi sembra che nessuno dei due suoni bene” racconta una delle persone che ha scelto la sartoria di Brooklyn.
Nel doc vedremo, tra gli altri, un uomo trans che si prepara al suo matrimonio e un bimbo transgender di dodici anni preoccupato di fare bella figura al suo Bar Mitzvah.

Gli abiti come tasselli dell’identità

Non sono solo vestiti, ma tasselli del percorso di transizione e dell’affermazione della propria identità. Passaggi delicatissimi che ogni persona che non si riconosce nel binarismo maschio-femmina o non sente di appartenere al genere di nascita, affronta. E, sì, passano anche dall’abito che si indossa. “La moda non ha genere” è il claim del documentario che nella traduzione italiana è diventato “Suited – a misura di gender” (non sarebbe stato meglio “a misura di genere”?).
La trasmissione andrà in replica il prossimo 8 gennaio, alla stessa ora.

La serie che in Italia rischiamo di non vedere

Non ha, invece, trovato un canale televisivo disposto a trasmetterla, la mini serie When we rise, che debutterà in Usa su ABC il 26 febbraio prossimo.
Scritta da Dustin Lance Black (sceneggiatore di Milk, per cui ha vinto l’Oscar), la serie racconta la nascita e l’evoluzione del movimento lgbt negli Usa, partendo dai moti di Stonewall. Lo fa attraverso le vicende personali di alcuni attivisti e attiviste. Sono sette episodi in tutto, il primo diretto da Gus Van Sant, mentre gli altri da Dee Rees (secondo e terzo), Thomas Schlamme (quarto e quinto) e dallo stesso Dustin Lance Black (sesto e settimo). Ad oggi, non è prevista una messa in onda in Italia perché, come detto, la serie non ha ancora ottenuto la disponibilità di alcun canale per la trasmissione sugli schermi di casa nostra. L’unica apparizione italiana risale alla presentazione, fuori concorso, all’ultimo Festival del Cinema di Roma.

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