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La notizia del sondaggio sulla gestazione per altri era nell’aria già da un po’: ne aveva parlato il sito Lezpop e dall’altra parte della barricata, quella di certo femminismo della differenza contrario alla genitorialità maschile, si prometteva minacciosamente l’uscita di dati certi sul tema. Alla fine i numeri ci sono, ma non sono quelli che si aspettavano le pasionarie contrarie all'”utero in affitto”: l’Italia, a ben vedere, è spaccata in due, con una leggera prevalenza di no sulla pratica. E con tanto lavoro da fare. Ma vediamo, appunto, questi numeri.

L’Italia spaccata sulla Gpa

Secondo il sondaggio curato da Ixè, secondo quanto riporta il Corriere, il 48% della popolazione propende per il no, mentre  il 41% è favorevole a forme di gestazione per altri. Di questa ultima percentuale, più della metà si dice favorevole alle forme solidaristiche purché non ci sia passaggio di denaro, nemmeno per il rimborso delle spese mediche, mentre il resto si dice possibilista riguardo i rimborsi e le forme di gestazione a pagamento. A favore, si legge ancora, la parte della società più scolarizzata. Una grande percentuale di soggetti intervistati ammette di non avere molte informazioni sulla questione, il che potrebbe gettar luce sulle ragioni per cui c’è una prevalenza di risposte negative. La lettura del sondaggio fornita dal Corriere, tuttavia, non dà indicazioni precise in merito.

Una lettura parziale dei numeri

E non è l’unico aspetto poco chiaro dell’articolo in questione. Va detto, infatti, che le forme solidaristiche prevedono i rimborsi per le spese mediche, che in certi paesi sono a carico dei cittadini e delle cittadine che intendono avere dei figli. L’articolo del Corriere, tuttavia, risulta poco chiaro su questo aspetto: non fornisce, ad esempio, i dati concreti ma riporta solo una lettura dei numeri – mi permetto di dire “parziale” – e nessun link di rimando per un confronto diretto, oltre a mettere nello stesso calderone sia la Gpa a pagamento (in cui si paga la prestazione) sia quella solidaristica, con rimborso spese.

Attendendo gli esiti della ricerca

Per come impostato l’articolo del Corriere emergerebbero due elementi: c’è una percentuale contraria a qualsiasi forma di Gpa e, di contro, ce ne è una che ne vorrebbe una a carico delle gestanti. Solo il 18% prevedrebbe una forma di rimborso. Al di là dei numeri, fa ben sperare il fatto che i no non siano quella percentuale bulgara che certe attiviste hanno da sempre millantato. Si aspetta, tuttavia, che il sito pubblichi i dati della ricerca, in modo di poter avere un riscontro basato su un’analisi quanto più rigorosa e neutrale possibile.

Una narrazione dei dati al “maschile”

Mi permetto, infine, di aggiungere una nota personale sulla giornalista che ha scritto l’articolo, Monica Ricci Sargentini (e dichiaratamente ostile alla Gpa). Vorrei far notare il fatto, per niente di secondo piano, che una femminista del suo calibro usi una lingua esclusivamente calibrata sul maschile grammaticale: nell’articolo, infatti, si parla solo di “italiani”. Non vorrei che, a furia di aver come punto di riferimento un modello – per molti/e patriarcale e sovradeterminante – come quello che vuole vietare a donne libere di concedere il proprio corpo e maschi gay di accedere alla genitorialità, poi si finisca per interiorizzarlo e acquisirne anche le forme di narrazione.

Comments
  • Manlio Converti
    Rispondi

    I sondaggi sulle minoranze (9% ne farebbe uso) sono VERGOGNOSI.
    Facciamolo sull’istruzione superiore alle donne o sul lavoro dirigenziale o manovale o militare per le donne e cancelliamo le leggi su ITG IVG e divorzio!
    Sono certo che le percentuali sarebbero contro le donne!

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