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Quella che Lea e Sergio hanno raccontato a Fanpage al ritorno dal viaggio (fallito) in Turchia è una storia incredibile. Lea è una ragazza trans e, insieme a Sergio, stava andando in Turchia per sottoporsi da una operazione. I suoi documenti, però, portano ancora il nome assegnato alla nascita, cioè maschile. Una volta giunti all’aeroporto di Istanbul, i due sono stati fermati e Lea accusata di avere dei documenti falsi. A niente è valsa tutta la documentazione che la ragazza aveva con sé e che dimostra il percorso di transizione che sta seguendo. Ma non è tutto.

Per 16 ore chiusi in una stanza e poi picchiati

I due sono stati rinchiusi per 16 ore in una stanza senza viveri né la possibilità di accedere alle medicine che avevano con sé. Oltre agli ormoni che Lea prende per la sua terapia, Sergio è asmatico ed ha con sé l’areatore. Ma tutto quello che avevano è stato sequestrato, cellulari inclusi. La coppia non ha potuto, dunque, chiamare l’ambasciata né un avvocato. E la storia non finisce qui. Quando alcuni agenti sono entrati nella stanza, che era chiusa a chiave da fuori, i due sono stati aggrediti con pugni in faccia. Lea racconta che “non mi chiamavano neanche per nome. Mi dicevano: transessuale, sta zitta!”.
Ecco il video girato da Fanpage con il racconto della coppia:

Assistita dall’avvocata Cathy La Torre ora la coppia si rivolgerà alla Farnesina.

La Turchia e i diritti umani

La Turchia, ormai da diverso tempo a questa parte, non è una terra in cui i diritti umani vengono rispettati. La comunità lgbt è una testimone particolarmente efficace di questo clima. Non solo i pride vengono regolarmente repressi con la violenza, ma sono tante le storie di persecuzioni ai danni di singoli e singole. Esemplare è la storia di Hande Kader, attivista trans uccisa e mutilata in circostanze non ufficialmente chiarite nel 2016.

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