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Dopo il comune di Sesto San Giovanni, anche quello di Piacenza ha annunciato l’uscita dalla rete Re.a.dy, la rete dei comuni contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere che conta circa 125 adesioni tra comuni, regioni e città metropolitane.

La sindaca di Piacenza, Patrizia Barbieri

La sindaca di Piacenza, Patrizia Barbieri

La decisione è stata votata in consiglio comunale su proposta della Lega Nord che tra le motivazioni ha addotto quella secondo cui la rete Re.a.dy sarebbe “strumento della teoria del gender”. Immediata la reazione delle associazioni LGBT del territorio che hanno organizzato un presidio per protestare contro la decisione dell’amministrazione.

L’appuntamento in piazza

Sabato 14 ottobre alle 15.30 l’appuntamento è proprio sotto la sede del Consiglio comunale, a Palazzo Mercanti. Dopo gli interventi dei rappresentanti del comitato Arcigay L’Atomo, di Agedo e di Famiglie Arcobaleno, nel “cesto antidiscriminazione” saranno raccolti i messaggi dei partecipanti al presidio da consegnare all’amministrazione a fine manifestazione. Le associazioni annunciano anche un atto dimostrativo, senza ulteriori dettagli.
Al Comune di Piacenza arriva anche la reprimenda dell’amministrazione comunale di Torino che, insieme a quella di Roma, nel 2006 diede vita alla rete Re.a.dy.

“Si perde una opportunità”

“Ci dispiace apprendere di questa decisione, che, secondo noi, significa perdere un’opportunità di scambio di buone prassi tra pubbliche amministrazioni, volte a rendere i servizi alla cittadinanza sempre più inclusivi – scrive in una nota l’assessore torinese alle Pari Opportunità Marco Giusta -. Ci preoccupa però ancor di più leggere, nella delibera della giunta piacentina e su alcuni articoli sulla stampa locale, notizie riguardo alla Ready non corrispondenti al vero”.

Marco Giusta, assessore alle Pari Opportunità di Torino

Marco Giusta, assessore alle Pari Opportunità di Torino

“Nessun limite all’autonomia di scelta”

“La delibera infatti recita: “[…] Nel settore educativo /scolastico minorile sono stati proposti progetti di educazione sessuale non rispettosi dell’autonomia di scelta e indirizzo genitoriale” – spiega la nota -. Premesso che l’adesione alla Ready non obbliga nessun partner a proporre un progetto predefinito, le attività di formazione sostenute da alcune amministrazioni per creare nelle classi un clima inclusivo di tutte le differenze non limitano l’autonomia di scelta delle famiglie, a meno di considerare lesivo dell’autonomia genitoriale offrire agli insegnanti strumenti per contrastare il bullismo omofobico e transfobico nelle scuole”.

“Nessuna spesa per le casse comunali”

“Aderire alla Ready non significa aderire ad un’ideologia – continua Giusta – ma ad un progetto di condivisione e scambio sulle azioni positive che possono essere prodotte dalle amministrazioni per il superamento delle discriminazioni”.
La nota precisa anche che “non esistono al momento costi né diretti né indiretti per le amministrazioni aderenti. L’impegno e la partecipazione alle iniziative è lasciata alla discrezione dei partner, in considerazione delle risorse a loro disposizione”.

Vicinanza alla protesta delle associazioni

“Questi episodi – conclude Giusta – ci confermano che è ancora necessario occuparsi di questi temi e che la Ready è uno strumento utile in questa direzione. Abbiamo appreso che le associazioni LGBT di Piacenza hanno indetto per sabato 14 ottobre una manifestazione cittadina contro le discriminazioni. A titolo personale esprimo a loro vicinanza e sostegno”.

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