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Una vicenda surreale che si è conclusa nel migliore dei modi, quella che ha visto protagoniste una coppia di mamme originarie della Brianza e i loro gemellini.
Il Tribunale di Monza ha infatti imposto al comune di cui le due donne, che vivono in Spagna, di trascrivere per intero il certificato di nascita dei loro figli includendole entrambe come mamme e indicando il cognome scelto dalla coppia per i piccoli.
La decisione del Tribunale smentisce quanto indicato dal Ministero dell’Interno a febbraio del 2018. Secondo il Viminale, infatti, il Comune avrebbe dovuto indicare il cognome della donna che ha partorito i bambini e non, come indicato nel certificato di nascita spagnolo, quello dell’altra mamma.
Ma andiamo con ordine.

La vicenda

Le due donne, cittadine italiane, vivono da tempo in Spagna dove sono unite civilmente da prima che Madrid approvasse il matrimonio egualitario. Sempre in Spagna, hanno avuto due gemelli grazie alla fecondazione eterologa. Quando i piccoli sono nati, secondo la legge spagnola, le due mamme hanno scelto di dare loro il cognome della mamma che non li ha partoriti.
Con il certificato in mano, le due donne hanno chiesto al comune brianzolo di cui sono originarie chiedendo la trascrizione, l’unico modo per dare una cittadinanza ai bambini dato che in Spagna non si acquisisce la cittadinanza per nascita.
Dopo lunghi mesi di silenzio in cui i bimbi sono rimasti apolidi e impossibilitati ad avere un documento, grazie all’intervento dell’avvocato, finalmente il comune decide di trascrivere il certificato.

L’imposizione del Ministero

I bimbi, quindi, risultano iscritti all’anagrafe, ma con una sola mamma e con il cognome della mamma che li ha partoriti. Nel certificato spagnolo, invece, era indicato il cognome dell’altra mamma. A suggerire questa soluzione ai funzionari dell’amministrazione era stato niente meno che il Ministero dell’Interno, sollecitato dagli uffici.
La coppia, assistita dall’avvocato Michele Giarratano di Gay Lex, ha quindi fatto ricorso in tribunale e il giudice ha dato loro ragione su tutti i fronti.
I bimbi risultano adesso figli di entrambe le mamme e portano il cognome che la coppia ha scelto per loro. Proprio come risultava nel certificato spagnolo.

Il diritto all’identità

“Sono soddisfatto del risultato – afferma l’avvocato Giarratano – perché è un altro importante tassello nell’affermazione delle famiglie omogenitoriali e nella tutela del diritto all’identità personale e alla vita familiare dei minori”.
La tesi del legale e delle due donne, infatti, era che imporre un cognome diverso da quello scelto dalle mamme fosse una violazione del diritto all’identità e alla vita familiare così come stabiliti a livello europeo. “Ringrazio infine il Prof. Angelo Schillaci del Gruppo Legale di Famiglie Arcobaleno – conclude – per il supporto scientifico che mi ha dato in questo procedimento”.

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