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“Una buona notizia! Presto anche noi arriveremo alla piena eguaglianza #LoveIsLove #LoveWins”. Così la senatrice Monica Cirinnà, madrina della legge sulle unioni civili, ha accolto su Twitter la notizia che la Corte costituzionale austriaca ha di fatto legalizzato il matrimonio per le coppie dello stesso sesso.

“Anche la nostra Corte costituzionale faccia lo stesso”

“Come Circolo Mario Mieli non possiamo non gioire per i nostri compagni e nostre compagne austriache – commenta il presidente dell’associazione romana Sebastiano Secci – augurandoci che un segnale di forte cambiamento arrivi anche dalla politica e dalla magistratura italiana”.

“Ci auguriamo che anche la nostra Corte Costituzionale – aggiunge Secci – sia presto chiamata a pronunciarsi sulla portata discriminatoria dell’impossibilità, per le coppie omosessuali, di accedere all’istituto del matrimonio. Viviamo in un Paese ormai pronto per questo necessario passo di civiltà e di equità per tutte le sue cittadine e cittadini”.
Sulla notizia del giorno si è espresso anche il senatore Sergio Lo Giudice (Pd), una delle pochissime voci della politica insieme alla collega Cirinnà.

La mappa aggiornata dei diritti delle coppie dello stesso sesso nell’Unione europea

“Caduti tutti i modelli: restiamo solo noi”

“L’anno scorso abbiamo varato le unioni civili secondo il “modello tedesco”, l’unico grande Stato europeo a non avere esteso il matrimonio alle coppie dello stesso sesso – ricorda sulla propria pagina Facebook -. Ma pochi mesi dopo la Germania buttava le unioni civili nel cestino e introduceva il matrimonio. Così c’era rimasto il “modello austriaco”, perché la piccola Austria era rimasto l’ultimo Stato europeo, a parte alcuni paesi di ex influenza sovietica come la Croazia o l’Ungheria, a tenere in vita quell’istituto, per noi nuovo ma in Europa già obsoleto”.
“Oggi anche il modello austriaco di unioni riservate alle coppie lesbiche e gay tira le cuoia sotto i colpi della Corte costituzionale e lascia il campo al matrimonio egualitario – continua Lo Giudice -. Non ci resta che appoggiarci al “modello australiano”, ormai l’unico grande paese al mondo a tenere in vita le unioni civili!”.

“Alziamo lo sguardo dal nostro ombelico”

Ma poi conclude ricordando che “il Parlamento australiano varerà definitivamente il matrimonio egualitario prima di Natale, dopo la grande vittoria dei sì al referendum e il primo voto positivo del Senato. Non ci resta che parlare di “modello italiano” , quasi unico al mondo, per definire il segregazionismo fra coppie sposate basato sull’orientamento sessuale”. “Non sarà l’ora di alzare lo sguardo dal nostro ombelico e fare l’ultimo sforzo?” auspica Lo Giudice in conclusione.

“Situazione simile: potrebbe succedere anche in Italia”

Quella arrivata oggi dall’Austria è “una buona notizia” per il segretario nazionale di Arcigay Gabriele Piazzoni. La sentenza della Corte costituzionale di Vienna, per Piazzoni “deve spingere a riflettere anche l’Italia, perché siamo in una situazione molto simile”. “Non è escluso che nel giro di pochi anni si arrivi alla stessa conclusione anche da noi – conclude il segretario di Arcigay -, anche se sappiamo che la nostra attuale Corte costituzionale ha un approccio molto conservatore. In ogni caso, non possiamo escludere che questo avvenga da qui a pochi anni”.

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