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Inizia oggi la campagna, autodefinita, “choc” di Pro Vita e Generazione famiglia contro la Gestazione Per Altri.
“Due uomini non fanno una madre” tuona lo slogan sui manifesti apparsi a Roma, Milano e Torino. L’immagine non lascia spazio all’immaginazione: due uomini spingono un carrello della spesa con dentro un bambino che piange, ovvero, “I bambini non si comprano”. È la litania ribadita anche oggi da Jacopo Coghe, presidente di Generazione Famiglia. Dopo il rebranding -si chiamava “Manif pour tous” fino a che non hanno perso la battaglia contro il matrimonio pour tous in Francia- la sua associazione porta avanti la sua battaglia contro i diritti lgbt e, in particolare, contro la genitorialità delle coppie omosessuali in difesa di bambini e, sostiene, in difesa delle donne.

 

Le donne, secondo Toni Brandi, presidente di Pro Vita, sono “schiave e ignare dei rischi per la salute a cui si espongono”. Insomma, le donne non possono scegliere liberamente del proprio corpo e devono essere gli altri (solitamente uomini) a decidere cosa è bene che facciano o non facciano con il proprio utero. Non è un caso che proprio Pro Vita lo scorso aprile abbia firmato una campagna contro la scelta delle donne di abortire. Parafrasando, il corpo sarà anche tuo ma a decidere ci pensa qualcuno del Family Day.

 

Chiamata direttamente in causa per le trascrizioni degli atti di nascita dei figli delle coppie gay nati all’estero, la sindaca di Torino ha risposto sui social network.

“Ma due persone che si amano fanno una famiglia. Continuerò le trascrizioni e non smetterò di dare la possibilità a questo amore di realizzarsi. Un abbraccio anche a voi, ProVita Onlus :)” scrive su Facebook. Su Twitter, una risposta analoga è riservata a Manif pour Tous/Generazione Famiglia.

“Fortunatamente nessuno della nostra comunità ha visto i manifesti a Torino – commenta il Coordinamento Torino Pride – ma ciò non toglie che si tratti comunque di una notizia aberrante. Dalla Città ci assicurano di non aver autorizzato l’affissione in spazi del Comune ma, se i manifesti effettivamente ci sono, sarà nostra cura verificare quale concessionario abbia concesso l’autorizzazione”.

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