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“Il film è un corpo” spiega a GayPost Irene Dionisio, regista, artista visiva e direttrice del Lovers Film Festival.
“Esiste nel momento in cui incontra uno sguardo in sala”.
Da quel momento tutto può accadere. Parlare attraverso il corpo, raccontarsi, imparare a resistere. Mettere in scena il reale, la visibilità è il motivo aspiratore di del Lovers Film Festival- Torino Lgbtqi Visions giunto alla sua 34esima edizione, che si concluderà il 28 aprile. È la capacità di creare simboli e immagini che ci aiuta a fare un salto varcando la porta che non c’è. L’immaginario capace di trasformare gli incubi ci suggerisce risposte. Questo è il Lovers. Quattro giorni di ottimo cinema contornati da dibattiti sulle tematiche per i diritti civili. Una festa che si è ingrandita negli anni, nata su iniziativa prima di Ottavio Mai e Giovanni Minerba, e dopo portata avanti da Minerba oggi alla consulenza scientifica. Il Lovers ha segnato gli esordi di autori come François Ozon, Gus Van Sant («Milk»), Derek Jarman, Todd Haynes, Eytan Fox. Continua la sua esplorazione dell’immaginario con focus sull’orgoglio, sull’amore, sull’identità di genere oltrepassa la questione binaria, abbatte i muri e crea ponti, non barriere e fili spinati come vorrebbe lo spirito del tempo. Un Festival di portata internazionale, resta il 3 più importante al mondo, dalla madrina Alba Rohrwacher nota al grande pubblico per aver recitato in alcuni tra i più importanti film degli ultimi anni nel panorama cinematografico italiano a Helmut Berger l’attore più amato da Luchino Visconti a Giancarlo Giannini uno fra i più poliedrici interpreti del cinema italiano. Gli spettatori incontreranno Ira Sachs, regista newyorkese di fama internazionale, Asia Argento con una mostra fotografica. E ancora Erika Lust, Samuel, volto storico dei Subsonica, Drusilla Foer, fenomeno virale del web e icona internazionale di stile e Myss Keta. A GayPost ne parla Irene Dionisio, una donna di 32 anni, regista e sceneggiatrice di successo. Con uno sguardo da sempre rivolto verso la comunità.

Qual è l’importanza e il simbolo di questo 34esimo Festival?

Il Lovers si colloca in un momento storico molto complesso. Viviamo un tempo in cui la questione della visibilità Lgbtqi viene messa in discussione. Un festival che si occupa di cinema, rappresentazione, visibilità ha l’obbligo di affrontare la questione.

Affrontare la questione vuol dire anche offrire gli strumenti per interpretarla e superarla?

Assolutamente. Le 100 pellicole che presenteremo dal 24 al 28, più una serie di eventi performativi e dibattiti hanno l’obiettivo di sensibilizzare attraverso l’arte, proponendo prospettive non normate e non conformi al mercato attuale, il festival si pone in un’ottica di ricerca per poter dare visibilità a ciò che non viene normalmente visto. Il Festival è un luogo che produce nuovo senso rispetto alla visione. Il film è corpo, ossia esiste nel momento in cui incontra uno sguardo in sala.

Il parterre è un mosaico di ospiti nazionali ma anche internazionali

Il festival vuole avere una prospettiva di tipo storico legato alle muse ispiratrici del cinema gay. Pensiamo ad Helmut Berger, l’attore più amato da Luchino Visconti, che sarà omaggiato nei giorni del festival con la proiezione di alcune delle sue più celebri pellicole, come Gruppo di famiglia in un interno, diretto proprio da Visconti. Lovers propone così un dialogo che va oltre il genere, attraverso la nostra madrina Alba Rohrwacher ma anche Asia Argento che inaugurerà una mostra fotografica dal titolo “Asia Argento. Antologia Analogica” all’interno del Museo Nazionale del Cinema. E poi non dimentichiamo la presenza di intellettuali come Michela Murgia, Piera Detassis. Un’altra prospettiva è quella militante, Franco Grillini riceverà il premio “Harvey Milk”. Seguiranno dibattiti legati anche alla questione trans, soprattutto la presentazione dell’industria attuale con attivisti storici come Christian Ballarin – Coordinamento Torino Pride – Maurice GLBTQ ma anche attrici come Vittoria Schisano. E non dimentichiamo il carattere pop del festival: Samuel, Drusilla Foer, Neri Marcorè, Romina Falconi e Myss Keta.

Il successo dello scorso anno fa ben sperare

Assolutamente. Abbiamo cercato di tenere il livello sempre molto alto per numero di pellicole, ospiti ed eventi off nonostante i tagli di quest’anno di circa 70mila euro. Grazie anche alle nuove partnership culturali che sono triplicate in tre anni e alle sponsorizzazioni che sono cresciute in due anni del 20 per cento.

Questo è il tuo ultimo mandato da direttrice artistica. Regista, donna, eterosessuale al timone di un Festival Lgbtqi per tre anni. Cosa porti con te e cosa lasci al Festival?

Mi porto il desiderio di raccontare a più persone la portata rivoluzionaria delle riflessioni LGBTQI. Trovo che le riflessioni interne alla comunità siano di una livello altissimo e di una portata potentissima, necessaria per avere un cambio di passo rispetto all’attuale normatività patriarcale. Un’esperienza che influenzerà i miei lavori futuri da regista ed artista. Quello che spero di lasciare è il livello raggiunto. Sono orgogliosa della rete di partner culturali, del livello delle sponsorizzazioni e della creazione per il secondo anno consecutivo del primo mercato LGBTQI europeo, riconfermato grazia alla Compagnia San Paolo. E poi ad una prospettiva che va oltre il genere che è lo scheletro di questo Festival. Un Festival intersezionale, davvero patrimonio di tutti e tutte.

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