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Ti sembra di essere a casa di Franco Buffoni, mentre leggi l’ultimo libro che lo riguarda, Come un polittico che si apre, edito per Marcos y Marcos. Se hai la fortuna di conoscerlo, ti sembra di sentirne la voce – magari davanti a un tè al bergamotto e pasticcini, nella sua casa al centro di Roma – mentre disserta degli argomenti più vari, muovendosi con la disinvoltura che lo contraddistingue (che poi è quella dell’intellettuale) tra i ricordi della sua giovinezza e i temi della letteratura, fino alle riflessioni sulla politica attuale e la questione Lgbt.

Una lunga intervista

La copertina del libro

Ho detto che è un libro “che lo riguarda”, perché si tratta di una lunga intervista condotta per un anno da Marco Corsi, che ha sapientemente raccolto la sua testimonianza fino a farne un volumetto denso di memorie, di aneddoti e di riflessioni profonde. Un omaggio per i suoi settant’anni – che Franco ha compiuto sabato scorso – e che diventa letteratura, dialogo con l’uomo, il poeta e il militante. E sfogliando il Polittico, sono tre i filoni conduttori principali che ci restituiscono un’identità caleidoscopica e densa di vita.

Il rapporto con i genitori

Il filone familiare emerge da subito, sin dalle primissime pagine. Il rapporto con i genitori – per altro già presente in altre sue opere, come Reperto 74 e La casa di via Palestro – si sviluppa nella conflittualità con il padre, che non accettava la natura del figlio e la sua sessualità, argomento mai pienamente affrontato ma aleggiante come lo spettro dell’indicibile: «la mia privata guerra d’identità» la definisce, infatti. E quindi l’amore per la madre, improntato sulle orme della delicatezza, del ritrovarsi nel tempo, in un cercarsi continuo che va oltre la morte. E proprio attraverso i rapporti familiari prende forma l’argomento che attraversa tutto il libro.

Franco Buffoni e l’omosessualità

L’omosessualità, appunto. Che non è solo l’esplorazione dell’eros e la ribellione rispetto al sistema dominante. È, forse prima di ogni altra cosa, processo continuamente in fieri che diviene costruzione di quell’identità insieme umana, intellettuale e politica. Forse la storia di questo recupero del sé si può identificare nella descrizione della biblioteca di Aldo, che troviamo in Zamel. Un lungo indice di letture che ci ricorda come la letteratura riesce a catturare tutta la vita possibile, riscattandola e trasformandola in arte. E in impegno. Impegno che nel caso di Buffoni, incontra una scrittura raffinatissima, ma mai elitaria – nel senso di autoreferenziale.

La poesia e le traduzioni

Franco Buffoni

E quindi l’amore per la letteratura: non solo in quella studiata e che viene restituita al pubblico attraverso le traduzioni – ricordiamo che Buffoni è traduttore, tra gli altri, di Walt Whitman, di cui ha curato un’edizione critica di Foglie d’erba per Einaudi – e la fondazione di Testo a fronte, ma anche per la poesia di sua produzione e che conta numerose pubblicazioni, da Suora Carmelitana (per Guanda) a Noi e loro (raccolta pubblicata per Donzelli), fino all’Oscar Mondadori Poesie 1975-2012. Opere a cui si accenna, nel Polittico, e di cui scopriamo il “dietro le quinte”, attraverso i racconti dell’autore.

Una scrittura militante

Chiude il libro, infine, un capitolo dall’alto valore militante intitolato: “Ultimi irriducibili impegni: sul vivere in società”. La scrittura, sosteneva Luigi Malerba, o è impegnata o non è letteratura. E forse il libro di Buffoni che più rinchiude questo carattere engagé è il Laico alfabeto in salsa gay piccante (Transeuropa) in cui troviamo molte delle suggestioni presenti nella chiusura del Polittico, come il rapporto tra società e chiesa, l’esigenza di una democrazia veramente laica e di una politica che guardi ai bisogni della cittadinanza.

Una vita per raccontare un mondo migliore

Emerge, insomma, il ritratto di un uomo che ha fatto della sua intera parabola esistenziale – e dell’identità in essa racchiusa – un pretesto per immaginare e narrare una realtà diversa, migliore: con la poesia, con l’attivismo, con parole giuste e opportune in un mondo che dimentica troppo spesso i canoni della bellezza, della giustizia, dell’inclusione.

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