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C’erano Giovanardi, Quagliariello, Malan, Roccella, Gasparri, Centinaio, Palmieri, Molteni solo per citarne alcuni, nella conferenza stampa che si è appena conclusa alla Camera in cui un neonato comitato referendario pronto a portare al voto popolare la legge sulle unioni civili votata meno di 24 ore fa. C’erano, per essere precisi, parlamentari di Forza Italia, Idea, Lega Nord, Conservatori e Riformisti, Italia Unica e Democrazia Solidale – Centro Democratico.

roccella_gestazione_per_altriTra i punti più contestati c’è quella riga, contenuta nel comma 20 della legge, miracolosamente sopravvissuta allo stralcio delle stepchild adoption e che recita: “Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”. Un modo per non legare le mani ai giudici e permettere che continuino a pronunciarsi a favore della genitorialità delle coppie omosessuali avendo come guida “il superiore interesse del minore”, com’è stato finora.
E poi ci sono quei passaggi che, secondo i promotori, rendono le unioni civili un “simil matrimonio”.

“Qui c’è il centrodestra con una ritrovata unione” hanno sottolineato i parlamentari presenti.
“Il comitato è aperto a quei parlamentari del PD che non erano presenti al voto o che hanno votato tra mille mal di pancia e a quei parlamentari del M5S” ha aggiunto Palmieri in ciusura di conferenza stampa.
“Io auspico che il referendum ci sia – aveva dichiarato già questa mattina a SkyTG24 Monica Cirinnà, relatrice della legge al Senato -, perché noi lo vinceremo e sarà soprattutto il viatico per arrivare presto e bene all’uguaglianza piena”.
Ma in attesa di un referendum, qualche minuto dopo l’approvazione della legge, era stato Matteo Salvini a rivolgersi ai sindaci della Lega invitandoli a rifiutarsi di celebrare le unioni civili. Una posizione già presa dal candidato a sindaco di Roma Alfio Marchini e che non è permessa dalla legge. Il testo, infatti, non prevede la possibilità di appellarsi all’obiezione di coscienza e non celebrare unioni civili potrebbe configurare il reato di “omissione e rifiuto di atti d’ufficio”.

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