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Il governo tunisino ha fatto appello alla sharia, la legge islamica, per far chiudere l’Associazione Shams, il gruppo che opera ufficialmente in Tunisia dal 2015 a difesa dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali.

Settimo tentativo di chiudere Shams

Tra gli obiettivi di Shams, revocare l’articolo 230 del codice penale tunisino, ovvero una legge coloniale francese che criminalizza l’omosessualità con pene fino a tre anni di carcere. Nel 2016 il governo tunisino ha intentato una causa per sospendere definitivamente le attività di Shams, ma non ci è riuscito. Ha quindi deciso di presentare ricorso e per venerdì è prevista l’udienza d’appello.
Il presidente di Shams, Mounir Baatour, ha spiegato che il ricorso presentato da Tunisi rappresenta il settimo tentativo del governo di chiudere l’organizzazione, ma è il più grave perché basato sulla legge islamica della sharia. “Le vessazioni giudiziarie contro la nostra associazione non hanno basi legali e riflettono l’omofobia dello stato tunisino e la sua volontà di discriminare e stigmatizzare la comunità Lgbt, che è già emarginata”, ha detto Baatour al The Guardian. “Tali molestie rendono il nostro lavoro difficile e creano un clima di tensione e paura tra chi lavora per la nostra associazione”, ha aggiunto.

In aumento gli arresti lgbt

Nonostante le pressioni, la comunità Lgbt in Tunisia sta ottenendo qualche risultato. Sempre The Guardian ricorda che nel gennaio 2018 Tunisi ha ospitato il primo festival cinematografico Lgbt organizzato dal gruppo Mawjoudin (Noi esistiamo).
E’una delle quattro organizzazioni Lgbt ufficialmente riconosciute in Tunisia ed emerse dopo la rivoluzione dei gelsomini del 2011. Ma Ramy Khouili, membro di Mawjoudin, dice che “non abbiamo visto alcuna diminuzione negli arresti e nei procedimenti giudiziari in base all’articolo 230 e non sembra che il parlamento sia disposto ad abrogarlo in un futuro prossimo”. Nel giugno dell’anno scorso, una commissione istituita dal presidente tunisino raccomandava l’abrogazione dell’articolo 230 o la sostituzione del carcere con una multa. Ma il rapporto non era legalmente vincolante e, secondo Shams, nel 2018 il numero di arresti compiuti in base alla legge anti-sodomia è aumentato in modo significativo. Nel dettaglio, sono 127 gli arresti registrati nel 2018, rispetto ai 79 del 2017. Almeno 22 gli arresti quest’anno.

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