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I Vescovi della Chiesa in Galles hanno dato il via libera per esplorare “disposizioni formali” per le coppie dello stesso sesso in chiesa. È il risultato di un dibattito avvenuto ieri tra i membri dell’Organo di governo, il Sinodo della Chiesa in Galles. Come spiega l’Arcivescovo di Galles, John Davies: “I vescovi sono uniti nella convinzione che è pastoralmente insostenibile ed ingiusto che la Chiesa continui a non dare disposizioni formali a coloro che hanno rapporti di persone dello stesso sesso“. E aggiunge: “Sebbene il risultato di oggi non cambi l’attuale dottrina o pratica della Chiesa in Galles sul matrimonio, sono lieto che esso fornisca un importante passo in avanti ai vescovi nell’esercizio del nostro ministero di cura pastorale e guida spirituale”.
Sebbene, quindi, la votazione non abbia implicazioni pratiche e non dia il via alle celebrazioni di matrimonio tra persone same-sex, il Sinodo ha chiarito come la situazione attuale non sia più sostenibile. Se si sceglierà la strada del matrimonio egualitario o un’altra “disposizione formale”, verrà valutato successivamente.

L’esempio della Chiesa di Scozia

Lo scorso anno, era stata la Chiesa scozzese a cambiare la legge canonica per rimuovere la definizione che il matrimonio è “l’unione tra un uomo e una donna”. In vista della votazione, ha preso parte anche il vescovo della Chiesa scozzese Mark Strange. Rispondendo ai quesiti dei sui omologhi del Galles, Strange ha ripercorso il processo che la sua Chiesa ha percorso per aprire al matrimonio egualitario. In quel caso, non mancarono critiche dalla stessa comunità Lgbt+ in quanto venne prevista l’obiezione di coscienza. In altre parole, la libertà delle persone dello stesso sesso di sposarsi in chiesa è stata affiancata alla libertà dei preti di celebrare questi matrimoni.

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