Kung Fu Panda 3 fa propaganda gender. Con questa motivazine tre genitori di alcuni bambni che frequentano la scuola materna di Ponte d’Oddi, a Perugia, si sarebbero opposti alla gita organizzata dalla scuola in occasione di Pasqua. I bambini, dai 3 ai 5 anni, avrebbero dovuto vedere il film d’animazione di Dreamwork lunedì prossimo e per farlo avrebbero dovuto prendere il pulmino. Una sorta di gita che, raccontano altri genitori, i piccoli aspettavano con ansia ed eccitazione.

kung_fu_panda_gender1Invece la gita non si farà perché, dopo le rimostranze di soli tre genitori, la scuola ha cambiato programma.
“I nostri bambini erano tutti felicissimi di partecipare a questa piccola gita pre pasquale – ci racconta Maddalena Mommi, una delle mamme degli alunni della scuola Alfa Beta Gamma  -. Era tutto pronto, ma qualche giorno fa abbiamo saputo che i programmi erano cambiati e che invece che Kung Fu Panda 3, avrebbero visto Zootropolis“. “Abbiamo pensato che il cinema avesse cambiato programmazione, perché la scuola non ci aveva avvisati di nulla – continua la signora Mommi -, ma da un gruppo di genitori su Whatsapp è venuta fuori la verità: alcuni genitori ultracattolici si erano opposti alla visione del film perché sarebbe gender. Il risultato è stato che la gita e il cinema sono stati annullati con grande delusione dei bambini che ci speravano tanto”.

Il film Zootropolis, infatti, è stato giudicato inadatto da altri genitori perché conterrebbe almeno una scena che aveva fatto spaventare alcuni bambini che l’avevano già visto i quali avevano avuto degli incubi la notte. “Stiamo parlando di soli tre genitori, ultracattolici, se possiamo dire così, su 90 bambini – conclude la signora Mommi – ma la dirigente ci ha spiegato che per rispetto di tutti, doveva esserci l’unanimità. Quindi, ci hanno restituito i soldi e i bambini non andranno al cinema. A mio figlio ho spiegato che è stato per via di alcuni genitori, perché non pensansse che si trattava di una specie di punizione”.

kung_fu_panda_gender2Su Facebook altri genitori hanno denunciato l’accaduto.
“Lunedì prossimo, (omettiamo il nome per questioni di privacy, ndr) la mia figlia più piccola, che frequenta la scuola materna di Ponte d’Oddi, doveva andare a vedere al cinema, Kung Fu Panda 3 – scrive un genitore in un post pubblico sul suo profilo Facebook -. Lei, ovviamente come tutti gli altri bambini era contentissima. Era contentissima perché per andare al cinema si prende il pulmino, perché per andare al cinema si sta insieme a tanti altri bambini, era contentissima perché avrebbe visto un film d’animazione….. Poi arrivano tre genitori, che, con le loro seghe mentali, sostengono che Kung Fu Panda 3 è Gender……… Ge..che?“.

“Per farla breve – continua il post -, i bambini al cinema non andranno e stiamo parlando di circa 90 bambini su 3 genitori che si sarebbero opposti. Questa cosa mi disgusta e credo che con ciò si sia veramente toccato il fondo…. La cosa che mi fa amaramente ridere, è che in Italia siamo da anni e anni succubi di una politica che ci deruba tutti i giorni e di una chiesa che lasciamo perdere… E dove ci attacchiamo? A Kung Fu Panda 3, che per qualche psicopatico dovrebbe diffondere un messaggio Gender… In questa storia gli unici a rimetterci sono i bambini, che alla fine non pinocchioprenderanno il pulmino per andare a vedere il film e non faranno una piccola grande gita.. e una piccola grande esperienza… e allora sapete che vi dico carissimi benpensanti? ….., Gite affanculo!”
Abbiamo contattato la scuola per avere la versione della dirigente, ma il telefono squilla a vuoto.

A dare vita alla polemica su Kung Fu Panda 3 era stato qualche giorno fa Mario Adinolfi, che dai microfoni di Radio Maria si era scagliato contro il cartone accusato di fare il lavaggio del cervello ai bambini con la presunta “teoria gender” perché il panda protagonista della storia ha due papà invece.
All’uscita di Adinolfi erano seguite non poche polemiche, tra cui la furiosa lite in radio con Fabio Volo (che tra l’altro è  uno dei doppiatori italiani del film) e una lunga serie di risposte tra l’ironico e l’indignato degli utenti dei social network.