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Si chiama “Friendly home” ed è un progetto ideato da un gruppo di professionisti dopo quindici mesi di studio alla Bologna Business School. Prevede una casa comune per anziani omosessuali, realtà che già esiste all’estero e che sta prendendo piede anche nel nostro paese.

casa_anziani_lgbt1A chi è destinato il progetto

L’idea prevede l’acquisto di un palazzo, nel capoluogo emiliano, che abbia almeno cinquanta appartamenti da riservare alle persone della comunità Lgbt. Persone che, col passare del tempo, rischiano di ritrovarsi sole per svariati motivi: dall’assenza di figli alla perdita del compagno, passando per i legami interrotti con i familiari. È quindi mirato a quelle persone che vogliono vivere con altre con cui condividono la stessa identità sessuale, ma in un contesto in cui avere anche assistenza sanitaria e dove trascorrere insieme il tempo libero.

Le fasi della realizzazione

Giulia Falcone, tra le promotrici del progetto, che ha avuto anche l’avallo del Cassero di Bologna, dichiara a Repubblica.it: «Abbiamo stimato che almeno trentacinquemila persone over 55 potrebbero essere interessate a questa soluzione, potenzialmente estendibile anche ad altri grandi centri italiani e già collaudata all’estero». Bisognerà quindi passare alla fase di realizzazione, trovando gli investitori. Le soluzioni sono diverse, tra chi anticipa le quote d’affitto in attesa che si trovino gli inquilini e chi mette a disposizione la struttura immobiliare. Tali investitori diverrebbero, di conseguenza, membri a pieno titolo della società che potrà avanti il progetto stesso.