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Atteso da giorni, poco fa è stato presentato il programma del Partito Democratico per le prossime elezioni. In diretta streaming da Bologna, Matteo Renzi insieme a Carla Cantone, Tommaso Nannicini (che ha guidato il team che ha scritto il programma) ed altri hanno illustrato i punti qualificanti dell’idea di Italia che il Pd propone agli elettori. Durante la diretta, però, nessun accenno è stato fatto ai diritti civili. Subito dopo, il programma è stato pubblicato sul sito ufficiale e lì qualcosa c’è. Vediamola nel dettaglio.

Lo ius soli

Nella versione che Renzi ha definito “nerd” (cioè quella estesa) i diritti civili arrivano a pagina 39.
Il primo punto riguarda lo ius soli. Dopo la sconfitta in finale di legislatura, il Pd mette in programma “l’approvazione di una legge che preveda l’ottenimento della cittadinanza per i bambini nati in Italia da genitori stranieri in possesso del permesso di soggiorno e per i minorenni entrati nel nostro Paese entro il dodicesimo anno di età, purché abbiano frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli di studio o seguito percorsi di istruzione e formazione professionale”. Sostanzialmente quello che prevedeva la legge per cui è mancato il numero legale a dicembre.

Parità salariale

Tocca poi alla questione della parità di genere declinata solo nell’accezione che riguarda il divario tra gli stipendi degli uomini e quelli delle donne. “Vogliamo prevedere un meccanismo di valutazione e certificazione della parità di salario – si legge nel programma -. Per i datori di lavoro che impieghino più di 50 dipendenti introdurremo l’obbligo a svolgere un’analisi delle retribuzioni ogni quattro anni, il cui monitoraggio sarà affidato a un organo esterno”.

L’omofobia e la transfobia

Seguono solo due punti che riguardano le persone LGBT. Il primo fa riferimento alla lotta contro l’omofobia e alla transfobia. Si parla di “reato”, ma non si specifica quali siano le misure da prendere, oltre a confondere orientamento sessuale e identità di genere(*). “Nella violenza e nella discriminazione di stampo omofobico e transfobico – è scritto nel programma – la peculiarità dell’orientamento sessuale della vittima, ovvero l’essere omosessuale oppure l’essere transessuale, così come l’essere donna nella violenza sessuale contro queste ultime, non sono neutrali rispetto al reato, del quale costituiscono il fondamento”.

Matteo Renzi, segretario del Pd

I bambini

Il secondo e ultimo punto riguarda i bambini e la “relativa riforma delle adozioni”. “Tutti i bambini sono uguali, hanno pari diritti dinanzi alla legge a prescindere dalle famiglie nelle quali sono nati – leggiamo -. Occorre modificare la legge sulle adozioni ferma al 1983, in quanto non tiene conto delle evoluzioni sociali e del diritto di famiglia”. La deduzione è che si propone una riforma della legge per aprire alle adozioni anche per le coppie dello stesso sesso. Questa riforma riguarderà anche i e le single? Come interpretare, infine, la prima parte di questo passaggio?

Il documento della minoranza

Nei giorni scorsi il gruppo DEMS Arcobaleno (che fa capo ad Andrea Orlando) aveva presentato a Silvia Fregolent, responsabile del dipartimento Pari Opportunità del Pd, un documento con le proposte per il programma in tema di diritti lgbt. Un testo avanzatissimo che parlava chiaramente di riconoscimento della genitorialità alla nascita.
Ma di quel documento non è stato accolto sostanzialmente niente: la riscrittura della legge sulla procreazione assistita per permettere l’accesso anche alle donne single e alle coppie lesbiche, il matrimonio egualitario, la riforma della legge sulla transizione di genere, la fine delle mutilazioni genitali sui bambini intersex sono tutte istanze rimaste lettera morta. Il coordinamento è, però, fiducioso che quel documento possa ancora essere una base per un dialogo interno.

I fondi ai centri antiviolenza

Infine, il programma del Pd prevede “il rifinanziamento del fondo per i centri antiviolenza e per i centri per le vittime della tratta delle donne con incentivazione dei centri protetti, l’inserimento delle donne vittime nel mondo del lavoro, la formazione specifica delle forze dell’ordine e del personale sanitario sugli aspetti della violenza di genere”. Niente, invece, è previsto in termini di intervento nelle scuole per l’educazione alle differenze e all’affettività.

(*) Aggiornamento: dopo la pubblicazione di questo articolo, su intervento dell’on. Zan, la frase è stata modificata in “la peculiarità dell’orientamento sessuale della vittima, ovvero l’essere omosessuale oppure l’essere transessuale“.

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