Eutanasia, aborto, omogenitorialità: sui diritti civili è l’ora di una scelta di campo

moltopiudi194Gli ultimi casi di cronaca hanno portato al centro del dibattito la questione dei diritti civili su temi quali interruzione di gravidanza, omogenitorialità e fine vita. Una pagina importantissima, a mio giudizio, in un contesto come quello italiano dove il progresso sociale si contrappone all’immobilismo politico e in cui la strada per l’affermazione delle libertà individuali è quasi sempre in salita e osteggiata da prudenze (e spesso anche da pruriti) di stampo ideologico.

Il dibattito sulla legge 194

La polemica sul San Camillo richiama gli abusi di certi ginecologi obiettori (in alcune regioni oltre il 90%) contro la volontà della donna. Fuori luogo e illiberale la reazione dei vescovi italiani per cui si viola il diritto all’obiezione di coscienza. Questi signori, per cui l’Italia (forse) dovrebbe essere l’equivalente cattolico dell’Iran, fingono di non capire che non si sta obbligando nessun medico ad andare contro i propri principi. Si garantisce, invece, il rispetto di una legge prevista dal nostro ordinamento giuridico che certe scelte rendono inapplicabile. Al punto che sta tornando, nel nostro paese, lo spettro dell’aborto clandestino. È questa la loro “cultura della vita”?

Tra fine vita e volontà del paziente

dj-faboLa recente morte di Dj Fabo, ancora, getta luce non solo sui diritti che ci sono già e che rischiano di rimanere lettera morta – come la legge 194 – ma anche quelli che dovrebbero arrivare e che rischiano di partire azzoppati dai soliti veti incrociati di forze confessionali e ultraconservatrici. Il dibattito sul testamento biologico sembra un deja vu: il M5S si dice favorevole (ma fino a quando?), il Pd come al solito è spaccato, c’è il no convinto dei cattodem e Renzi, di fronte a tutto questo, si è già espresso a favore. Leggendo il commento di Michele Ainis su Repubblica.it, tutto lascia pensare all’ennesimo imbroglio: l’ultima parola spetterebbe al medico in base a valutazioni e convincimenti personali. Come per le unioni civili non si tutelerebbe il destinatario del provvedimento, ma le perplessità di chi è contrario. Chissà se è questa la sinistra del futuro…

Le unioni civili non bastano più

unioni-civili-gay-risultato-votoLa recentissima sentenza di Trento colloca l’ex ddl Cirinnà nel rango della preistoria del diritto. Così si legge sui social, tra esperti del settore e commentatori occasionali. Non che ci volesse un tribunale per capire che, mentre in tutto il mondo si procede spediti per la strada del matrimonio egualitario – oggi tocca alla Finlandia – in Italia si è scelta la soluzione più semplice (per i partiti) e discriminatoria possibile (per la gay community). Fa piacere comunque vedere che posizioni fino a ieri bollate come massimaliste vengono oggi adottate da chi ti chiamava “gufo”. Di fatto, le unioni civili non bastano più. E ciò non investe solo il capitolo “matrimonio”, ma quello più urgente di “responsabilità genitoriale”, che manda definitivamente in soffitta il monstrum renziano delle stepchild adoption.

La violenza del mondo cattolico

Di fronte a tale quadro, è necessario aprire un dibattito serio. I detrattori di questi diritti, tuttavia, tendono a volgarizzarlo in nome di un’ideologia spacciata per fede. «Sconfitta per la società» tuona il Vaticano, sulla scelta di Dj Fabo. Quando la vera disfatta sta nell’incapacità di rispettare le ultime volontà di un uomo, al cospetto del suo dolore e della sua vicenda umana. I soliti vescovi parlano, ancora, di “cultura dello scarto”. Su queste basi si comprende il sostrato culturale che genera frasi come quelle di Eugenia Roccella che a SkyTg24 ha paragonato l’eutanasia ad andare in moto senza casco, dichiarando: «Non è un diritto». Affermazioni che si commentano da sole, siamo d’accordo, ma che andrebbero stigmatizzate senza indugio come violente.

Verso i “diritti della bellezza”

IL - Amir Ohana (camicia bianca) e Alon Hadad con i figli surrogati ed il loro cane. Foto Maayan Jaffe.jpgLa storia dei diritti civili, dagli anni ’70 a oggi, segna significativi progressi: legge 194 e divorzio rompono l’immutabilità di certe scelte e l’irreversibilità  delle loro conseguenze, sebbene riguardino momenti drammatici della vita delle persone. Nuove sfide si intravvedono, tuttavia, nel campo delle scelte procreative e affettive e di fronte al fine vita: alcuni di questi nuovi diritti introducono elementi di “bellezza” in quanto permettono di portare la vita in certe situazioni (si pensi alle coppie sterili) e allargano le possibilità affettive delle persone. Laddove permangono situazioni dolorose, come nel momento della fine, si riduce il carico di sofferenza dell’essere umano. Di fronte a tale quadro occorrono inequivocabili scelte di campo, a cominciare dai nostri rappresentanti: permettere, nel nome dell’autodeterminazione, di scegliere il proprio percorso verso la dignità oppure dar ragione a chi, tra un insulto e un altro, riduce tutto questo a un’infrazione del codice della strada.

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