In Politica&diritti

Se c’è una cosa che non ci siamo mai fatti mancare in abbondanza, nel nostro Paese bello e disgraziato, è la presenza di omosessuali che sposano le ragioni di chi vorrebbe farli fuori. Tra chi odia i pride, perché poco decorosi, chi propende per la famiglia naturale “uomo e donna” come è scritto nella Bibbia – che poi nella Bibbia non c’è scritto, ma tant’è – e chi fa il tifo per Salvini, negli ultimi mesi il nostro fegato non ha avuto vita facilissima.  Sembrerebbe trattarsi in maggioranza di gay maschi, ma anche il resto del mondo Lgbt non manca di sorprenderci, in tal senso. Basti ricordare Efe Bal, donna transgender e leghista, che a Verona contestò la marcia femminista esibendo un top in cui inneggiava al leader della Lega. E non è l’unica a pensarla così.

Gay e leghista, contro l'”ideologia Lgbt”

La Morgia con Salvini

È di questi giorni una serie di interviste ad un consigliere leghista di Casalecchio di Reno, Umberto La Morgia, che ha dichiarato la sua omosessualità oltre la sua incrollabile fede per il “capitano”. Ora su Tpi, ora su La Verità – non c’è ossimoro – ora altrove, si scaglia a tutto tondo contro le associazioni Lgbt, i pride e non solo. In mezzo a qualche frase dal sapore complottista sul fatto che le associazioni vogliono far proseliti tra i migranti, perché rappresentative di una esigua minoranza, considera chi va alle marce dell’orgoglio persone dall’identità fragile. Il male assoluto, ovviamente, è una non meglio identificata “ideologia Lgbt”, che dalle sue parole sembra coincidere con lo spettro di rivendicazioni delle associazioni stesse. Se vuoi più diritti, in pratica, faresti ideologia.

La difesa della famiglia naturale

Emerge, poi, la sua idea sull’omofobia. Che evidentemente è qualcosa di sovradimensionato, «utilizzato in modo strumentale per censurare il pensiero altrui». E si chiede: «È omofobo chi difende la famiglia naturale, chi è contrario all’utero in affitto, all’inseminazione artificiale delle lesbiche?» La risposta sarebbe sì. Ma ci vorrebbe una robusta cultura politica e aver masticato questioni di genere per comprendere che escludere una persona dall’accesso a una pratica per la sua identità sessuale è di fatto un atto di segregazione sociale. E non vogliamo chiedere la luna a chi pensa che militare nella Lega non ponga interrogativi laceranti alla propria coscienza. Poi, se pensiamo che il nostro ha pronunciato frasi come «è omofobo chi pensa che nelle scuole non si dovrebbe insegnare ai bimbi che possono cambiare sesso quando vogliono?», è chiaro che sarebbe fatica sprecata.

Diaco e la difesa del congresso di Verona

Diaco, nel giorno della sua unione civile

Tornando all’evento di Verona, che La Morgia ovviamente difende, occorre ricordare Pierluigi Diaco. Che disse: «Penso che sul Congresso delle famiglie di Verona ci sia disinformazione», incassando la gratitudine di Giorgia Meloni. «C’è il diritto di tutti di esprimere la propria opinione». Si supporta, in pratica, una manifestazione che ha in mente un unico tipo di famiglia. Poi si sceglie però di vivere disattendendo quel modello stesso. Anche lui, infatti, in una recente intervista ha dichiarato: «Io e Alessio vorremmo poter adottare un bambino». Alessio Orsingher è il suo compagno e i due sono uniti civilmente, grazie alla legge Cirinnà (sempre osteggiata a Verona). Caso in carne ed ossa del “paradosso della tolleranza”, Diaco non ha problemi a sostenere la libertà di espressione di chi vorrebbe non solo che non avesse figli, ma men che mai un riconoscimento giuridico della sua unione.

Platinette e l’attacco alle unioni civili

Questa evidente contraddizione tra stile di vita e difesa di un certo tipo di pensiero – omofobo, chiamiamo le cose con il loro vero nome – ritorna in una recente intervista che Diaco ha fatto a Platinette, come riporta Lezpop.it. Lì la famosa drag queen si scagliò prima contro le unioni civili, per poi dire: «La visibilità degli omosessuali non è mai stata così alta come in questo momento e, a volte, se posso, fin troppo. Una persona non vale perché ha una tendenza sessuale piuttosto che un’altra, ma perché è una persona». Su quest’ultimo punto bisognerebbe fermarsi e riflettere un attimo. Perché ritornano su un concetto espresso, in altre parole e in altri momenti, proprio da La Morgia e da Diaco stesso.

Il ritorno all’invisibilità

Platinette

La Morgia, sul Giornale, ebbe a dire: «Ho scelto di candidarmi con la Lega […] e sono stato subito ben accolto. Qui a nessuno interessano i tuoi gusti sessuali, non è proprio un argomento di conversazione e dovrebbe essere così ovunque». Ancora Diaco, difendendo Meloni e Verona, disse: «La sessualità è un dettaglio della personalità, non una patente di identità». Emerge, insomma, un’esigenza di invisibilità che, in effetti, va in direzione contraria rispetto alla politica delle associazioni Lgbt che della visibilità hanno fatto una questione irrinunciabile. Proprio perché essere visibili si lega imprescindibilmente all’essere. All’identità.

La grande contraddizione

Il miglior modo che abbiamo di destrutturare stereotipi e pregiudizi è andare nel mondo, a prenderci il nostro spazio. Dare, con le nostre parole e il nostro esempio, la più corretta rappresentazione di noi. Prendersi i propri spazi, ancora, significa occupare non solo uno spazio politico ma anche – e soprattutto – uno spazio fisico. In cui poter essere se stessi/e, vivere, operare delle scelte proprio in virtù di ciò che si è e non a dispetto del proprio essere. Ed è quello che hanno fatto, senza però essersene resi conto, Platinette, Diaco e La Morgia. Hanno utilizzato quella visibilità e i risultati ottenuti da terzi – terzi la cui azione politica viene definita come “ideologia Lgbt” quando invece si tratta di rivendicazione e proposta politiche – per poter dire, da omosessuali, che non hanno problemi a disprezzare le unioni civili, oltre a difendere gli omofobi e i partiti che lottano contro quel diritto ad essere pienamente se stessi.

Il prezzo dell’ipocrisia

Essere persone libere, soprattutto in questi tempi, è qualcosa che andrebbe difeso ad ogni costo. Non so se le persone citate in questo pezzo se ne rendono conto. Essere ipocriti, sputando nel piatto in cui si mangia, è un lusso che nessuno può permettersi. Men che mai se fai parte di una categoria discriminata, perché il rischio di finire nella lista dei “complici” di tempi e personaggi poco rassicuranti è altissimo. È un prezzo troppo alto da pagare, al cospetto di quella coscienza a cui si accennava qualche rigo più su. E sarebbe il caso che le persone citate in questo pezzo se ne rendessero pienamente conto.

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