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È possibile organizzare una Conferenza Internazionale sull’AIDS in un paese dalle politiche sull’immigrazione così stringenti da mettere a rischio la partecipazione degli attivisti, provenienti da tutto il mondo? Non si tratta di una domanda retorica è, anzi, la denuncia di un gruppo di attivisti che negli scorsi giorni hanno protestato contro la scelta di organizzare la prossima conferenza a San Francisco e Oakland (Stati Uniti), chiedendone il trasferimento.

Protesta presso il centro convegni RAI di Amsterdam

No AIDS 2020 nell’America di Trump” recitavano numerosi cartelli apparsi nel centro convegni RAI di Amsterdam (nulla a che vedere con la TV italiana), che dal 23 al 27 luglio ha ospitato l’ultima edizione della Conferenza internazionale per fatto il punto della situazione sulla battaglia contro AIDS e HIV. Secondo gli attivisti, nonostante nel 2010 Obama abbia eliminato la norma che dal 1987 negava l’accesso nel Paese da parte di stranieri sieropositivi, continuano le discriminazioni nei confronti delle persone provenienti da numerosi paesi di tradizione islamica, di quelle che fanno uso di droghe e dei lavoratori e lavoratrici del sesso. A chiudere il quadro, c’è poi il clima sociale: l’amministrazione Trump -denunciano i contestatori- ha contribuito a creare un clima ostile, non solo nei confronti delle persone LGBT+, ma anche verso neri e immigrati.

Ora la Conferenza sull’AIDS 2018 è conclusa, ma la battaglia  prosegue online con la campagna #AIDS2020ForAll. A seguire, l’appello rivolto all’International AIDS Society, associazione che organizza l’evento.

Questo è un momento evidentemente pericoloso e instabile per gli Stati Uniti, dove vecchi pregiudizi e violazioni dei diritti umani contro neri, immigrati, transessuali, persone LGBQ e altre popolazioni chiave sono in rapida crescita. Nel 1992, la conferenza si è trasferita da Boston ad Amsterdam a causa del divieto di ingresso alle persone sieropositive.

Sulla base degli stessi valori e principi supportati dalla International AIDS Society (IAS), ci dispiace informarvi che non è ancora sicuro né etico tenere la conferenza negli Stati Uniti. Niente si sta muovendo per fermare l’escalation di violenza. […] Non crediamo che gli Stati Uniti saranno un posto sicuro per i membri delle nostre comunità nei prossimi due anni.

Non solo, molti di noi si aspettano che queste condizioni pericolose saranno particolarmente accentuate nel 2020, quando la nazione sarà in piena campagna elettorale per le presidenziali, con elezioni appena quattro mesi dopo la Conferenza.

International AIDS Society: esattamente quanto deve peggiorare la situazione negli Stati Uniti? Quali altre atrocità, violazioni dei diritti umani e politiche discriminatorie che interessano le nostre popolazioni chiave devono avvenire prima che la conferenza sia trasferita?

Anche dall’Italia arriva sostegno affinché l’evento abbia luogo in un paese aperto e accogliente: “Metà degli attivisti, sex worker, drug users, ecc. non potranno partecipare alla conferenza del 2020 -denuncia Plus, associazione italiana di persone LGBT sieropositive, con un post su Facebook- Dunque quella conferenza deve essere fatta altrove”. “Niente su di noi senza tutti noi” conclude Plus.

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