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Quello che Agnese Vittoria Vitale voleva fare, sabato scorso al bar della Rinascente di Catania, era prendere un tè caldo in tranquillità. “Ero senza voce, un tè caldo mi sembrava una buona scelta” racconta a Gaypost.it. Mentre era al bancone, si accorge che un gruppetto di persone (tre uomini e due donne, spiega) stavano ridacchiando dicendosi cose all’orecchio e guardando lei. Evidentemente avevano intuito che Vittoria è una donna trans e questo, per qualche ragione che possiamo definire transfobia, suscitava in loro una certa ilarità.

 

Agnese Vittoria Vitale

La reazione

Lei non è una che si fa intimorire. È orgogliosa di ciò che è e della propria identità ed ha alle spalle una serie di battaglie vinte, compresa quella per il doppio libretto all’università di Catania. “Ho pensato che stessero dicendo qualcosa contro di me e mi ha dato fastidio – spiega -. Allora li ho ripresi. Gli ho detto che le persone non si prendono in giro, si rispettano e che se avevano tutta questa voglia di ridere potevano prendere in giro le loro madri o i loro figli. Sono sincera: ammetto che ero incavolata, ma credo di essere stata perfino troppo educata, tutto sommato”.

Circondata al tavolo

A quel punto la ragazza ha preso la sua tazza di tè e si è diretta verso un tavolo dove poterla consumare. Ma una donna del gruppo ha cominciato a inveire contro di lei difendendo il marito che, a suo, dire non aveva partecipato alla presa in giro. “Mi parlava col viso vicinissimo al mio, urlandomi di stare zitta – dice ancora -, anzi di stare ‘zitto’. Con quel poco di voce che avevo cercavo di dirle che lei non c’era e non poteva saperlo. Ma niente, continuava a parlarmi addosso ed erano in tre tutti attorno a me”.

Lo schiaffo e l’insulto

È stato in quel momento, secondo il racconto di Vittoria, che uno dei tre uomini si è avvicinato “con fare da mafioso e il mento in fuori. Mi ha spintonata e mi ha dato un ceffone”. “Per fortuna gli altri lo hanno fermato – spiega ancora la ragazza -, altrimenti probabilmente mi avrebbe picchiata”. Colta di sorpresa dal gesto e anche un po’ sotto shock, Vittoria si è portata una mano alla guancia colpita, come per tenerla. “A quel punto, sempre lui, mi ha detto ‘ricchiuni, un parri cchiù ora?’ (‘frocio, non parli più ora?’ in siciliano, ndr) a voce alta: hanno sentito tutti, nel bar”.

La denuncia presentata dalla ragazza

Difesa dal personale del bar

Se gli altri clienti del bar non hanno fatto niente, il personale invece ha cercato di aiutare la ragazza. “Una cameriera ha tentato di calmare la donna che urlava – racconta ancora Vittoria -, mentre il cameriere ha controllato che se ne fossero andati e si fossero allontanati dal locale per permettermi di uscire in sicurezza: temevamo che una volta fuori mi avrebbero aggredita ancora”.

La denuncia

La ragazza non ha chiamato subito le forze dell’ordine “per due motivi – chiarisce : uno perché molto spesso i poliziotti sono ragazzi coetanei miei e con tanti pregiudizi e quindi non mi andava di stare ancora peggio; due per evitare troppe scenate che non amo particolarmente”. La denuncia però l’ha fatta.
“I carabinieri sono stati molto disponibili – ricorda -. Hanno subito chiamato la Rinascente per sapere se c’erano telecamere dentro il locale per poter riconoscere gli aggressori e hanno sottolineato che con una legge contro l’omotransfobia sarebbe più semplice”.
“Nessuno ha il diritto di scherzare sui nostri corpi – conclude Vittoria – e anche quando ti vorresti discolpare non hai il diritto né di alzare le mani né di offendere con termini dispregiativi come ricchione”.

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