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L’ansia di rappresentazione ha spinto spesso, negli ultimi tempi, la comunità LGBT nostrana a ergere a propri simboli e portavoce anche personaggi che se ne sono occupati tangenzialmente, o a scorgere rappresentazioni di sé anche dove era necessario cercarle con il lanternino o adattare il racconto alle proprie esigenze.
Marcello Fois non ha velleità di icona, né il suo “Del dirsi addio” (Einaudi, pp.312) ha interesse ad essere un libro a tematica. marcello_fois1Ma il nuovo romanzo dell’autore sardo chiama la comunità LGBT a confrontarsi con una parte di sé che conosce bene. Quella dell’amore “che non osa dire il suo nome”.

La vita tranquilla di Bolzano

Nel suo noir accuratamente congegnato, che spiazza il lettore fino all’ultima pagina, Fois esclude la sua isola di origine, la Sardegna, e cita tangenzialmente la Bologna dove vive, per trasferirsi in una Bolzano diafana, a tratti irreale, quieta, dove non succede quasi nulla, tra valligiani che conservano le loro tradizioni e che passano da una lingua all’altra con una disinvoltura sconosciuta al resto del Paese. Qui si è trasferito da qualche anno il commissario Sergio Striggio, la cui routine di lavoro su piccoli furti e sporadiche ubriachezze moleste viene improvvisamente spezzata dalla scomparsa di un ragazzino di undici anni, Michele Ludovisi, con un’intelligenza impressionantemente sopra la media e grandi difficoltà a relazionarsi coi coetanei.

Leo deve sparire

L’attenzione dell’autore non è però concentrata solo sulla scomparsa del bambino – un rompicapo per nulla banale per il lettore – ma, soprattutto, sulla psicologia dei suoi personaggi, e in special modo proprio del commissario Striggio, il cui trasferimento in montagna non è figlio del bisogno di un ambiente meno violento. È invece una scelta d’amore. Sergio si è fatto trasferire a Bolzano perché lì è stato trasferito Leo, maestro elementare, suo compagno da quattro anni. marcello_fois3I due sono perdutamente innamorati e hanno ormai costruito una loro pacifica quotidianità, fatta di tutte le piccole manie, passioni e caratteristiche dell’altro che entrambi conoscono a menadito. Ma anche di due case separate. Perché quando il padre di Sergio viene a trovarlo da Bologna, Leo deve sparire. Perché il resto della città conosce il maestro Pallavicini, ma per loro Leo non esiste.

I silenzi degli amori non dichiarati

Quella che Fois tratteggia con grazia e con una prosa curatissima è la fenomenologia esatta degli amori non dichiarati. Che inizia anni prima, già a Bologna, quando un Sergio ragazzino si negava qualsiasi istintiva passione per il bel compagno di classe baciandone davanti a tutti la sorella per poterlo ammirare quando andava a trovarlo senza destare sospetti. E continua con una lunga teoria di donne, fidanzate di copertura, parole non dette a nessuno e sentimenti sottaciuti. Poi arriva Leo. Giovane, bellissimo, innamorato. Con lui finiscono le fidanzate, ma non i silenzi. Che anzi, Striggio ha cura di puntellare, persino concedendosi una notte di passione con la sua vice, l’ispettore Elisabetta Menetti. E mentre Striggio inanella errori e si sforza di perdonarseli, Leo soffre e tace. Si fa bastare l’amore viscerale che Sergio prova per lui, lo attacca, ma non riesce a serbargli rancore.

La distanza colmata dall’amore

Fois tratteggia l’affresco esatto della distanza che si genera nelle coppie in cui uno sceglie la visibilità e l’altro non è pronto ad accettarsi né tantomeno a “uscire dall’armadio”. In cui uno dei due ci prova a far capire all’altro quanto è importante essere liberi, adulti, e l’altro in fondo non si capacita che all’uomo che ama non basti questo. Una distanza tenuta insieme da un amore ostinato, che non vuole saperne di finire nonostante tutto.
Uno stato di cose che è senza dubbio famigliare a tanti, raccontato senza ammicchi e moralismi, indagando le complessità senza avventurarsi in facili giudizi e senza smettere mai di essere del tutto realistico.

Non può durare per sempre

marcello_fois2E che tuttavia non può durare per sempre, perché se non la maturità, è il corso necessario delle cose a spingere Striggio a svelarsi. La soluzione della scomparsa del piccolo Michele non può aversi senza che anche Sergio esca dal bosco in cui anche lui si è infilato. Per essere pronto a risolvere il caso, Striggio deve esserlo ad affrontare se stesso, gli aspetti irrisolti del suo percorso.

Dirsi addio e ricominciare da capo

Nelle pagine finali che sciolgono il mistero, Fois ha il merito di rifiutare ancora una volta la strada più facile. Non è vero che una volta liberi dalle menzogne tutto diventa più facile. Il mondo, con i suoi questori viscidamente omofobi e la comprensione pelosa anche di chi sentivamo più vicino (anche di chi, lungo le pagine, ci era risultato simpatico) rimane esattamente lì dove era prima. Ma non è più importante, perché si può, come suggerisce lo splendido titolo preso a prestito da Mario Luzi, dirsi addio – quantomeno al sé che si era – e ricominciare da capo.

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