Categorie: Politica&diritti

Alfano: “Unioni civili senza celebrazioni. Referendum? Un errore”

Niente celebrazioni, ma solo “costituzioni”. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il ministro degli Interni Angelino Alfano comincia a chiarire cosa prevederanno i decreti attuativi che lui stesso dovrà formulare perché la legge sulle unioni civili diventi applicabile da parte delle coppie gay e lebiche che vorranno unirsi.
“Si parla di ‘costituzione delle unioni civili’ e non di ‘celebrazione’ – spiega Alfano -. Come prevede proprio la nuova legge all’articolo 1 le unioni non si ‘celebrano’ ma si ‘costituiscono’ mediante una dichiarazione ufficiale di stato civile, mentre nella legislazione in vigore si fa chiaro riferimento alla ‘celebrazione’ del matrimonio. Il titolo 8 del regolamento dello Stato civile è interamente dedicato alla ‘celebrazione’ del matrimonio ed è solo un esempio…”.

Poco più di un atto burocratico, dunque, quello immaginato dal ministro che già lo scorso anno firmò la contestatissima circolare per impedire ai sindaci di trascrivere i matrimoni egualitari celebrati all’estero. Nessuna certezza sui tempi, anche se Alfano precisa che la legge prevede che ci siano sei mesi di tempo e che “si tratta di termini tassativi”. E poi aggiunge: “Entro trenta giorni, su mia proposta, dovrà esserci un decreto del presidente del Consiglio che regoli le misure transitorie necessarie per la ‘costituzione’ delle unioni civili davanti all’ufficiale di stato civile”.
Il ministro parla anche del referendum, annunciato ieri da un gruppo di parlamentari di centrodestra, compresi alcuni del suo partito.

Per Alfano, promuovere il referendum potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. “Lo avrei sostenuto e promosso qualora ci fossero state le adozioni – spiega -, sconvolgendo così il nostro ordinamento e l’impianto stesso della nostra società. Invece, con questa legge, un’eventuale sconfitta del fronte referendario spalancherebbe la strada ai vincitori per andare ben oltre, chiedendo adozioni ed eguaglianza formale delle unioni civili ai matrimoni. Un’operazione a rischio altissimo. Con i sondaggi che danno oltre il 60% di italiani favorevoli al riconoscimento dei diritti civili e patrimoniali, significa volere giocare d’azzardo con la famiglia”.

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