In Rainbow

Alex Ferrari e Luca Bortolaso sono morti uccisi dal monossido di carbonio di un braciere acceso nella stanza in cui dormivano per riscaldarsi. Entrambi vicentini, di 21 anni, Alex e Luca erano una coppia da più di un anno e mezzo. Ci è voluta, però, l’indignazione degli utenti dei social network perché si dicesse chiaramente che i due ragazzi avevano una relazione. “I due amici” sono stati definiti da alcuni quotidiani locali che pure hanno pubblicato foto prese dai loro profili su Facebook sui quali nessuno dei due faceva mistero dell’amore che li legava.

L’amore vissuto alla luce del sole

Entrambi avevano come foto di copertina l’immagine di loro insieme. “Questo amore è per te” si legge sotto quella di Luca e “L’amore è mille steli, l’amore è un solo fiore” sotto quella di Alex. Sul profilo di Luca, inoltre, è scritto in chiaro “fidanzato ufficialmente con Alex Ferrari. Ma c’è di più: scorrendo il profilo di Alex ci si imbatte in un video che lui stesso aveva registrato in cui racconta il suo primo pride, quello di Verona del 2015, e in cui fa coming out spiegando di essere bisessuale. Eppure niente: questa informazione non è trapelata subito. Cosa che invece succede regolarmente quando i fatti riguardano coppie eterosessuali. Un esempio? Uno di questo quotidiani, il Giornale di Vicenza, pubblica nello stesso giorno un’altra notizia che riguarda una coppia etero che definisce senza tentennamenti “i coniugi”. Il Corriere Veneto solo dopo pubblica il video di Alex, ma parlando di “outing” e non di “coming out”.

Una vecchia abitudine

Non è la prima volta che succede: l’avevamo già visto, ad esempio, con Anna e Valentina, una coppia di ragazze morte durante un incidente stradale mentre andavano in vacanza. Anche in quel caso, la stampa parlò di “due amiche”. L’amore tra persone dello stesso sesso, ancora una volta, negato dalla narrazione pubblica. Perché? Non certo per pudore, perché se di questo si trattasse dovrebbe riguardare tutte le relazioni, anche quella dei “due coniugi”. L’omosessualità, la bisessualità o la transessualità di una persona, invece, diventano oggetto di cronaca solo quando c’è di mezzo un fatto di sangue, un delitto. Allora sì, si parla di “delitto gay”, commettendo l’errore di confondere l’orientamento sessuale delle persone con la ragione per cui sono state o hanno ucciso.

Cos’è la negazione se non omofobia?

L’amore, no. L’amore non si può raccontare quando si parla di cronaca. Sembra di sentire il solito Wilde ripetere: “l’amore che non osa dire il suo nome”. Quasi fosse una diminutio delle persone coinvolte lasciando, così, spazio al non detto, al chiacchiericcio, quello che alimenta pruderie e morbosità e che, certo, non restituisce dignità alle persone che non ci sono più. Che altro è, la negazione, se non una forma di omofobia?

L’orgoglio di Alex al suo primo pride

Quello che sappiamo è che Alex e Luca stavano insieme e che Alex era anche piuttosto orgoglioso di ciò che era, tanto da condividere con tutti il suo primo pride e l’emozione che ha provato nel sentirsi parte di una comunità che non lo giudicava e che, invece, lo aveva accolto. Emozione che oggi non proverebbe, leggendo le notizie che parlano di lui.

Fidanzati, non amici

“Quando due giovani vite vengono interrotte il dolore ammutolisce – ha scritto in un post su Facebook il comitato vicentino di Arcigay -, ma non al punto tale da non chiedere al Corriere del Veneto ed al Il Giornale di Vicenza.it di portare ad Alex e Luca rispetto e chiamarli come volevano essere chiamati: #fidanzati. Anche loro erano una famiglia, e definirli “amici” è irrispettoso”. “Fidanzati e non “amici”. Basta ad omofobia interiorizzata stampa italiana – ha rilanciato su Twitter la senatrice Cirinnà -. Il Paese è cambiato, @corriereveneto e @GiornaleVicenza”.

Restituiamo ad Alex e Luca l’orgoglio e la dignità

Restituiamo a Luca ed Alex l’orgoglio per ciò che erano, il rispetto che è stato loro tolto e la dignità che merita la loro storia. E facciamolo pubblicando il video di Alex del Vicenza Pride 2015.

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