In Storie

Storie di peni

Dopo aver trattato la tematica della femminilità ed essere entrata a contatto con il seno di molte donne, il nuovo libro della Dodsworth, “Manhood”, racconta il mondo dell’uomo e, più nello specifico, le storie di cento peni immortalati ed “intervistati”.

Tra la galleria vi sono molteplici storie: quella dell’uomo trans, quella dei micropeni o peni considerati piccoli, la storia di chi aveva delle macchie sul pene scambiate per verruche genitali con tutti i vissuti di disperazione; la storia dell’uomo di affari che ha imparato ad essere umile grazie alle dimensioni ridotte del suo pene; il dipendente sessuale la cui moglie aveva deciso di recidergli il pene per non fargli continuare quel tipo di comportamento fino al vicario che durante la formazione per il sacerdozio ha apprezzato gli incontri a tre.

Il punto di partenza della Dodsworth è la virilità, la parola che le ha permesso di entrare in contatto con il mondo maschile, attraverso le cento foto-interviste. La maggiore sorpresa che la Dodsworth riporta è che molti uomini sentono un senso di vergogna o di ansia relativamente alla loro dimensione oppure riportano aspetti relativi alle performance più di quanto lei stessa avesse pensato. Ma riporta anche altri aspetti, ancora più intimi del mondo maschile, ovvero la vergogna e l’inadeguatezza che hanno vissuto moltissimi uomini attraverso il loro pene in quanto “ingannati come bambini sul loro pene e mai più recuperati”. Ma i vissuti non sono unicamente negativi: un giovane uomo nero si è sempre sentito un’attenzione particolare addosso, mentre per un altro l’ha descritto come il barometro della sua salute, mettendo il sesso sul piedistallo.

laura-dodsworth-fotoprogetto-peni-3Eppure la Dodsworth è rimasta stupita da quanti si sono trovati a parlare dei loro padri, attraverso i loro peni, quasi alla Freudiana maniera e in particolare di padri assenti, cattivi o aggressivi; spesso, il pene del proprio padre era il primo che avevano visto da giovani e ne furono, in qualche modo intimiditi.
La conclusione della Dodsworth è che alcuni peni sono belli da guardare e altri meno. Ma dopo aver visto il numero di uomini che lottano e cercano di fare i conti con la propria virilità, sia letteralmente che metaforicamente, ha pensato che forse bisognerebbe prestare più attenzione alla storia che c’è dietro quel pene che è così spesso soggetto a ridicolo, come lo è un “banale maschio standard di base”.

Sulle dimensioni…

Il foto-progetto della Dodsworth apre, però, un’importante riflessione su un aspetto importante ed attuale della vita degli uomini e dei loro peni: le dimensioni. Da sempre le dimensioni del pene sono state soggette ad ironia, battute, luoghi comuni, stereotipi o anche pregiudizi, ma cosa si sa delle dimensioni del pene? Anna Marchesini, interpretando la sessuologa “dei luoghi comuni” Merope Generosa, parlava di “quei bei carotoni…, avercene! e di quelle carotine striminzite che per carità!” raccontando, con il suo modo divertente quel mondo diviso sulle dimensioni ed aprendo uno spaccato teatrale per parlarne. Attualmente, questo stereotipo sulle dimensioni viene ancora rimarcato in primis attraverso il porno. In particolare, sia le categorie, che le caratteristiche fisiche dei performer (attori) facciano pensare che le dimensioni contino ai fini del raggiungimento del piacere massimo proprio e della partner. Inoltre, i messaggi pubblicitari della chirurgia estetica peniena per allungare il pene non aiutano, certamente, quegli uomini che hanno un’insicurezza (o anche solo dei dubbi) relativamente alla propria lunghezza del pene.laura-dodsworth-fotoprogetto-peni-2

La dismorfopenofobia

I dati della campagna #Controllati promossa dalla Società Italiana di Urologia che ha coinvolto oltre 80 centri in tutta Italia ha evidenziato, oltre al fatto che per il 30% degli italiani il sesso è un problema, che per gli under 30, la mancanza della figura paterna, l’invasione dell’informazione online e le amicizie vissute male in un senso tipicamente competitivo, sono alla base dell’insoddisfazione per le dimensioni del pene o per la sua forma. La dismorfopenofobia, infatti, è il timore di avere il pene troppo piccolo, troppo curvo o avere anomalie del prepuzio o del glande (Carmignani et al, 1996)

I timori relativamente alle dimensioni del pene possono riguardare sia uomini con micro-peni o pene piccolo sia uomini con misure al di sopra della media, ma che sono ugualmente soggetti a difficoltà relazionali o con se stesso o con la partner. In questo contesto si inserisce in maniera talvolta impulsiva e poco efficace il tentacolare mondo del web proponendo soluzioni e metodiche infallibili e veloci che cercando di agganciare clienti più sul vissuto d’ansia e di possibile angoscia dell’utente che sul reale problema. Ad oggi, la chirurgia di allungamento e di ingrossamento del pene è ancora in via sperimentale e talora dannosa, soprattutto quando rivolta a pazienti affetti da dismorfofobia, proprio perché mai contenti del risultato estetico.

Dunque, in ultima analisi, qualora si considerasse il proprio pene piccolo, non adeguato, non capace di soddisfare la partner o sollevi qualunque altro vissuto di paura o inadeguatezza, prima di ricorrere a metodi estremi sarebbe opportuno consultare in prima battuta per la parte medico-fisica un medico o uno specialista (urologo, endocrinologo, andrologo) integrando la valutazione organica ad un approfondimento psicologico di natura sessuologica. In questo modo, si può avere il quadro completo, o la propria fotografia della salute psico-sessuale del proprio pene!

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